«Lovere, 7 agosto 1859.

»Carissimo Amico,

»In nessuna circostanza della vagante mia vita io non vi ho mai dimenticato. E come potevo scordare voi, che foste il mio Angelo salvatore, nell’ora del pericolo, e di angoscie che non si potrebbero nemmeno desiderare ad un nemico?

»Io sono contento d’aver con me vostro fratello, ed avvicinandomi verso le vostre contrade io spero riunirmi anche con voi al conseguimento della sacra missione che ci siamo proposta.

»Le reliquie della cara mia donna, che foste tanto gentilmente buono da custodire, e per cui vi devo tanta gratitudine — che non si rimuovano per ora — noi le traslocheremo quando fia d’uopo.

»Circa le vostre memorie — troppo onorevoli per i miei piccoli fatti — io lascio a voi libera disposizione; spero non tarderemo a rivederci, e sono intanto per la vita

»Vostro
»Firmato — G. Garibaldi.

»La presente copia è conforme all’originale, col quale è stata collazionata.

»L’Assessore municipale
»Carli.»