»Intanto con perfetta stima e profondo rispetto ho l’onore di ripetermi
»Di V. E. Rev.ma
»Ravenna, 12 agosto 1849.
»Dev.mo servitore
»A. Lovatelli, Delegato.»
«Governo pontificio.
»Direzione provinciale di Polizia in Ravenna.
»All’Eccellenza Reverendissima
»di Monsignor Commissario straordinario — Bologna.
»Eccellenza Reverendissima,
»In seguito al precedente mio rispettoso foglio del 12 corrente con egual numero, sottoponeva all’E. V. Rev.ma che col mezzo delle indagini praticate dalla Polizia e con segreti confidenti da lei posti in giro, ho potuto venire nella chiara e precisa conoscenza dei fatti relativi al rinvenimento dell’ignoto cadavere di donna. Non vi ha in oggi più dubbio che il suddetto cadavere non sia della donna che seguiva Garibaldi. Fu dessa condotta moriente su di un biroccino da Garibaldi istesso alla casa colonica dei fratelli Ravaglia, fattori dei marchesi Guiccioli in una di lui proprietà alle Mandriole. La donna era invasa da febbre perniciosa, siccome espresse il medico Nannini di Sant’Alberto, che, trovatosi presente colà casualmente all’arrivo di essa, le tastò il polso. Asportata in una camera ed adagiata su di un letto, le fu apprestato il soccorso di un bicchiere d’acqua, ma non appena ne sorbì pochi sorsi cessò di vivere.
»Eravi presente il Garibaldi, il quale si sfogò in atti di inconsolabile dolore per tale disgrazia e poco dopo si diede alla fuga, raccomandando a quella famiglia di dare onorata sepoltura al cadavere. Questi fatti avvenivano il 4 corrente verso sera alla presenza di più che venti persone, essendosi colà riuniti gl’inservienti di quella fattoria per essere pagati della mercede delle opere prestate nel corso della settimana.