»Ho subito spedito nel luogo un impiegato di Polizia per procedere all’arresto dei fratelli Ravaglia, lo che è già stato eseguito; ed il Tribunale sta ora costruendo l’analogo incarto. Si vede fin d’ora che li suddetti coloni, compresi da timore di essere rimasti esposti a grave responsabilità per il ricovero dato momentaneamente a Garibaldi, e per la morte avvenuta in loro casa della di lui moglie, si appigliarono al partito di occultare l’avvenimento e quindi si indussero a sotterrare in campagna quel cadavere.

»Sarà mio dovere informarla delle risultanze del processo; ed intanto con perfetta stima e profondo rispetto passo a confermarmi

»Di V. E. Rev.ma

»Ravenna, li 15 agosto 1849.

»Umil.mo dev.mo servitore
»A. Lovatelli, Delegato


Vedi Il Governo pontificio e lo Stato romano, ec., Documenti già citati.

[162]. «L’errore a primo giudizio del professor Foschini fu causa che si credesse che il fattore Ravaglia fosse creduto autore di questo misfatto, in conseguenza di che venne assalito dal famoso Pelloni, detto il Passatore, che infestava le Romagne, pretendendo dal Ravaglia i denari rubati a Garibaldi. Ciò fu la causa della morte di un fratello del fattore cagionatagli dalle percosse avute, ed il Ravaglia quasi strozzato, ebbe il cordino al collo, e finalmente lasciato dal Pelloni in uno stato deplorevole.» — (Nota del Bonnet.)

[163]. Non aggiungiamo nulla a quanto narrò Garibaldi stesso nelle sue Memorie. Vedi in Elpis Melena, op. cit., vol. II.

[164]. Solo adesso, già composte queste pagine, troviamo la notizia che Garibaldi non ebbe soltanto tre figli, come fu creduto fin’ora, ma quattro; cioè oltre a Menotti, Teresita e Ricciotti, anche Rosita, una bambina partoritagli da Anita nel 1842, e morta a Montevideo nei giorni in cui egli comandava la spedizione del Salto, nel 1846.