»Tuo G. Garibaldi.
»Antonio Riva o Cenni sanno dove trovar specchi.»
[176]. Lo riferisce in una sua lettera al marchese Pallavicino lo stesso Foresti. — Vedi Daniele Manin e Giorgio Pallavicino: Epistolario politico 1855-1857, con note e documenti di B. E. Maineri, pag. 163. Milano, tip. edit. Bertolotti, 1878.
[177]. Ciò risulta manifestamente da questa lettera del Cosenz a Giorgio Pallavicino inserita nel detto Epistolario, pag. 400:
«Torino, 11 giugno 1856.
»Pregiatissimo Signore,
»Ecco quanto mi viene assicurato da fonte sicura e da varii altri canali, cioè che la parte meridionale è disposta a muoversi, qualora non fosse affatto deficiente d’armi. Certo, non fuvvi mai opportunità migliore di questa, essendovi l’approvazione di tutti i patriotti italiani, a qualsiasi partito politico essi appartengano. Qualora poi si potessero introdurre armi, e, ciò ch’è meglio, un poderoso numero d’armati, non è a dubitarsi che il paese tosto non insorga. Dal di fuori non si potrebbe iniziare un movimento di qualche importanza senza l’appoggio di una Potenza. Or ci si fa credere che l’Inghilterra lascierebbe fare, facendosi cautamente; ed anzi permetterebbe che la Legione anglo-italiana venisse imbarcata; su che vennero di già iniziate le necessarie pratiche. Per poter meglio ciò eseguire, vi abbisognerebbero due vapori; e siccome ne vennero proposti due, ed a buon prezzo, così ci fa mestieri, prima d’inoltrarci nelle pratiche, sapere se in tempo utile avremmo disponibile una certa somma. Garibaldi sarebbe fra i caldi promotori di questa impresa; ha già visitati i vapori, e li ha trovati adatti allo scopo. Egli si ripromette molto nella riuscita, se le cose saranno realmente nelle condizioni suindicate. Io poi vi posso assicurare che tutti quelli che hanno a cuore il nostro paese, non mancheranno di prendere parte a simile fatto. Oggi non è mestieri parlare di programma politico, che è nel cuore di tutti, ed è l’indipendenza e l’unificazione della patria nostra.»
[178]. Giorgio Pallavicino a Daniele Manin (op. cit., pag. 197):
«Intanto si lusinga il bravo Garibaldi per corbellarlo in appresso. Mi duole all’anima di quel valentuomo, il quale presta fede alle parole di Camillo Cavour. Senza un cambiamento di Ministero in Piemonte, l’Italia non si farà in eterno: abbilo per vangelo.»
E altrove, 23 settembre 1856 (pag. 204):