»Gli elementi rivoluzionari tutti sono con noi; è bene che Cavour se ne persuada, in caso non lo fosse pienamente, e che vi sia fiducia illimitata. Credo pure necessario che il Re sia alla testa dell’esercito, e lasciar dire quei che lo trattano d’incapacità. Ciò farà tacere le gelosie e le ciarle, che disgraziatamente fanno uno degli attributi di noi Italiani. Egli conosce oggi di chi si deve attorniare. La dittatura militare è nel convincimento di tutti: dunque, per Dio! che sia senza limite. Io ho raccomandato in Lombardia, in Toscana: Non movimenti intempestivi a qualunque costo. La venuta delle leve nello Stato nostro, e quella degli studenti di Pavia, è un fatto che voi potrete ingigantire a vostro piacimento. Io ho raccomandato che ve ne avvertino.

»Vi prego tanto di scusarmi su quanto vi ho detto. Io non ho certamente la pretensione di consigliarvi, ma di dirvi francamente la mia opinione.

»Addio, comandate

»il vostro
»G. Garibaldi.»


«A Giuseppe La Farina — Torino.

»Caprera, 30 gennaio 1859.

»Carissimo amico,

»Avevo già risposto alle antecedenti vostre, quando mi giunse l’ultima del 23. Io sono contentissimo del buon andamento delle nostre cose, e non aspetto che un cenno vostro per partire. B.[183] credo che finirà per venire con me, ad onta d’aver ancora certe mazzinerie; in caso contrario, noi faremo pure senza. Circa alle suggestioni che potrebbero venirmi da quei di Londra, state pur tranquillo. Io sono corroborato nello spirito del sacro programma che ci siam proposti, da non temere crollo, e non retrocedere nè davanti ad uomini, nè davanti a considerazioni. Io non voglio dar consigli al Conte, nè a voi, perchè non ne abbisognate; ma colla parola vostra potente sorreggetelo e spingetelo sulla via santissima prefissa. Italia è ricca d’uomini e di danari. Egli può tutto; che faccia tutto, e qualche cosa di più ancora. I nostri nemici ed i suoi più ancora lo rimprovereranno di non aver fatto, che d’aver mal fatto. Che l’organizzazione de’ Corpi Bersaglieri già menzionati sia su scala spaventosa: noi non avremo mai fatto troppo; ed io bacierò piangendo la mano che ci solleva dall’avvilimento e dalla miseria. Scrivo al Presidente nostro pure.[184]

»Sono per la vita