»vostro
»G. Garibaldi.»
[183]. Allude certamente al dottore Agostino Bertani.
[184]. Cioè al Pallavicino, presidente della Società nazionale.
[185]. Il Diritto del 3 marzo 1859 diceva: «Il generale Garibaldi è giunto a Torino;» vi doveva dunque essere arrivato fino dal giorno antecedente.
[186]. L’ordine del Cialdini suonava così: «Gli Austriaci avanzano per la sinistra del Po dopo di aver passato la Sesia a Caresana; giungeranno presto innanzi alla mia testa di ponte; non intendo di dare ordini, ma sarei lieto se la vedessi giungere colla sua colonna dei Cacciatori delle Alpi; la consiglio a sbrigarsi, perchè il nemico persiste nel voler gettare un ponte a Frassineto, e allora sarebbe quasi impossibile entrare in Casale.» — I Cacciatori delle Alpi, ec., di Francesco Carrano, pag. 194-195.
[187]. Francesco Carrano, op. cit., pag. 206.
[188]. Lo riproduciamo come documento storico e psicologico insieme. Poche volte lo stile fu più esattamente l’uomo.
«Lombardi, voi siete chiamati a nuova vita, e dovete rispondere alla chiamata, come risposero i padri vostri in Pontida e in Legnano. Il nemico è lo stesso, atroce, assassino, depredatore. I fratelli vostri d’ogni provincia hanno giurato di vincere o morire con noi. Le ingiurie, gli oltraggi, le servitù di venti passate generazioni noi dobbiamo vendicare e lasciare a’ nostri figli un patrimonio non contaminato dal puzzo del dominatore soldato straniero. Vittorio Emanuele, che la volontà nazionale ha eletto a nostro duce supremo, mi spinge tra di voi per ordinarvi alle patrie battaglie. Io sono commosso della sacra missione affidatami, e superbo di comandarvi. All’armi dunque! Il servaggio deve cessare, e chi è capace d’impugnare un’arma, e non l’impugna, è un traditore. L’Italia con i suoi figli unita e purgata dalla dominazione straniera, ripiglierà il posto che la Provvidenza le assegnò tra le nazioni.» — Carrano, op. cit., pag. 249-50.
[189]. L’inviato era l’ingegnere Cesare Piccinelli; ecco la lettera del podestà Carcano:
«Varese, 23 maggio 1859.
»Ore 6 ant.