[197]. Non però per cagion sua. Essa doveva attaccare quando sentisse cominciato il fuoco alla sua sinistra, e siccome una squadra della compagnia Susini sparò senz’ordine e prima del tempo, così anche il De Cristoforis fu tratto in inganno da quella fucilata. Del resto, gli ordini da lui ricevuti non gli permettevano di perdersi in indugi. Fu il generale Garibaldi in persona che, passando dinanzi alla fronte della compagnia pronta all’attacco dietro la Villa Amato, disse al De Cristoforis: «Capitano, appena udite la fucilata e passato questo muro, caricate alla vostra maniera.» Testuali parole udite da me stesso, e che son ben lieto di scrivere qui a maggior giustificazione di quel valente ufficiale e mio dilettissimo amico, ingiustamente accusato d’aver troppo precipitata l’azione in quella giornata.

[198]. A Varese aveva perduto tra morti e feriti circa ottantaquattro uomini, e a San Fermo trentacinque; per cui, sottraendo ancora le compagnie lasciate a Como ed a Lecco, la squadra rimasta a Varese e i malati (in tutto circa quattrocento uomini), si può con certezza affermare che la colonna in quel giorno (28) non arrivava a duemila novecento combattenti.

[199]. La citata opera (Campagne de l’emp. Napoléon III en Italie, pag. 106) dice: «Pour atténuer l’horreur d’une pareille mesure le général Urban a prétendu que le tir des pièces était dirigé de manière a épargner la ville et a n’atteindre que quelques grands bâtiments isolés et inhabités.»

Contro le parole del bombardatore attestano le vestigia del bombardamento visibili ancora in molte case, certo non isolate nè disabitate. E chi voglia saper la verità tutta, legga quel che ne scrive uno degli ostaggi ritenuti dall’Urban, testimonio del feroce spettacolo:

«Alle ore sei pomeridiane precise cominciò il bombardamento della città. Sessanta e più furono i colpi di cannone scaricati nello spazio di poco tempo. Alle nove circa fu ripetuta la scarica a doppia dose. Per maggior colmo di barbarie, e perchè avesse a farci maggiore impressione l’orrendo spettacolo, ci si aprivano le finestre. Ogni colpo era come una stilettata al cuore per gli astanti che si immaginavano il pericolo dei loro più cari. Si cominciava colle artiglierie del Quartiere generale alla Villa Pero di casa Picinini, comandate dal valoroso tenente-maresciallo Urban; poco dopo vi rispondevano quelle situate sulle alture di Giubbiano, sulla spianata di Montalbano, di San Michele di Bosto, e da ultimo quelle di San Pedrino, ove ci trovavamo noi stessi. In quel momento il suolo ci ballava sotto i piedi, e non pochi vetri cadevano spezzati.»

Il libro poi da cui togliamo questo brano (Varese, Garibaldi ed Urban, pag. 117), soggiungeva:

«Nel secondo bombardamento i colpi scagliati furono circa duecentocinquanta. Vennero diretti specialmente al campanile, che si voleva forse castigare perchè fu suonato a stormo la mattina in cui gli Austriaci furono battuti a Biumo Inferiore, ed a festa il dì in cui s’inaugurò il Governo costituzionale ed italiano di Vittorio Emanuele, la sera in cui giunse Garibaldi, e quando questi ritornò dopo le riportate vittorie; alla cupola della Basilica, intanto che si beffeggiava la Religione; ad alcune ville e case, che ne furono assai malconcie e danneggiate; all’Ospitale stesso, dove, cogli ammalati e coi feriti nostri, trovavansi anche i feriti austriaci.»

[200]. «L’État-Major du commandant de la deuxième armée sembla voir une grande portée politique et militaire dans l’entreprise de Garibaldi sur Como. D’habiles officiers inclinaient à penser quelle devait être le prélude de graves opérations et le présage d’une attaque sérieuse sur l’aile droite autrichienne. Mais dans un Conseil de guerre tenu à Garlasco le 27, le comte Giulay déclara qu’il n’attribuait aux courses de Garibaldi dans le nord d’autre caractère que celui d’une simple diversion, et persévéra plus que jamais dans sa première manière de voir. Aussi se contenta-t-il de donner, le 28 mai, au général Urban, l’ordre de reprendre l’offensive contre Garibaldi avec toutes ses forces, et de tirer de la ville de Varèse une répression exemplaire.» Campagne de l’empereur Napoléon III en Italie, già citata. — Solamente, come stiamo raccontando, l’Urban non seppe eseguire l’ordine del suo capo; gli fu facile bombardare Varese, ma quanto a riprendere l’offensiva, abbiamo veduto che non gli bastarono tre giorni a risolversi; e dopo quei tre giorni era tardi.

[201]. Il Rustow, Campagna del 1859.