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»La magnifica accoglienza fattami nella vostra città m’inorgoglisce e forse mi dà troppa baldanza. In ogni modo, essa m’incoraggia a dire la verità; e se io avessi la disgrazia di travisarla, crederei di aver commesso un sacrilegio, in un paese donde la libertà del pensiero si va spandendo in tutte le pianure di Europa, a quel modo che vi diffondono le acque sgorgate dalle sue ghiacciaie. (Applausi strepitosi.)

»Qui i vostri antenati ebbero animo di assalire tra i primi cotesta pestilenziale istituzione che si chiama: il Papato. A voi, cittadini di Ginevra, che vibraste i primi colpi alla Roma papale, non è più l’iniziativa ch’io domando; ma vi domando di compir l’opera dei vostri padri, quando noi recheremo gli ultimi colpi al mostro. Vi ha nella missione degli Italiani che lo custodirono così a lungo nel loro seno una parte espiatoria; noi faremo il debito nostro. A quell’uopo il vostro consenso potrebbe esserci necessario; io lo spero.» (Applausi.)

Nè dissimile fu l’accoglimento che all’indomani ricevette al Congresso di cui teneva la presidenza Giulio Barny ed in mezzo al quale spiccavano variamente illustri i nomi di Edgardo Quinet, di Pietro Leroux, di Stefano Arago, di Luigi Bückner e di altre celebrità della democrazia mondiale. Non dissimile l’accoglimento alla persona, ma assai diverso quello alle idee. Anco in quell’assemblea battagliavano troppi partiti: i socialisti puri della scuola manchesteriana, avversi a qualunque guerra per qualsivoglia pretesto o ragione: gli atei e miscredenti ad oltranza, nemici deliberati d’ogni religione e del nome stesso di Dio e convenuti colà col semplicissimo assunto di chiederne la soppressione: i clericali cattolici zelanti della pace evangelica e sotto quella maschera infiltratisi anche in quel Congresso, ma, quando mai, propizi a quella sola guerra che restituisse alla Chiesa romana il tolto potere; infine i dottrinari della democrazia svizzera, professanti la libertà panacea di tutti i mali; ma soprattutto gelosi della neutralità del loro paese e paurosi di arrischiarne con sovversive dottrine la pace.

Ora Garibaldi in mezzo a costoro era, senza saperlo, come un disperso nel campo nemico: e lo vide ben presto, quando levatosi a rispondere al signor Schmidlin oratore dei clericali, e al signor Fazy oratore dei democratici svizzeri, tentò ribattere in un discorso le loro opinioni per affermare la propria, negli otto articoli di questa proposta:

«1º Tutte le nazioni sono sorelle.

»2º La guerra tra di loro è impossibile.

»3º Tutte le querele che sorgeranno tra le nazioni dovranno essere giudicate da un Congresso.

»4º I membri del Congresso saranno nominati dalle Società democratiche dei popoli.

»5º Ciascun popolo avrà diritto di voto al Congresso qualunque sia il numero dei suoi membri.