»6º Il Papato, essendo la più nociva delle sètte, è dichiarato decaduto.
»7º La religione di Dio è adottata dal Congresso e ciascuno de’ suoi membri si obbliga di propagarla. Intendo per religione di Dio la religione della verità e della ragione.
»8º Supplire al sacerdozio delle rivelazioni e della ignoranza col sacerdozio della scienza e della intelligenza.
»La democrazia sola può rimediare al flagello della guerra.
»Lo schiavo solo ha il diritto di far la guerra al tiranno; è il solo caso in cui la guerra è permessa.»
A questo colpo inatteso, che dava nel petto a tutte, può dirsi, le idee predominanti nel Congresso, il rimbalzo dello sdegno e della paura collegati insieme fu irrefrenabile. Indarno il Quinet coll’autorevole parola, e il Ceneri e il Macchi colla persuasiva si studiarono difendere le proposte del Generale; i clericali suscitandovi contro la reazione del sentimento cattolico, gli Svizzeri facendo appello al sentimento ancora più forte ne’ loro concittadini della tranquillità e sicurezza della Confederazione, riuscirono a far tale pressione sul Congresso ed a raggruppar intorno ad essi tale maggioranza, che tutte le proposte di Garibaldi furono scartate e surrogate da una di quelle mozioni verbose e vuote di cui gli archivi del dottrinarismo democratico sono così ricchi, ma che nulla contenendo di sostanziale e di sodo non ci sembrano meritare la fatica d’essere trascritte.
Garibaldi però non attese nemmeno la votazione de’ suoi articoli, e già fiutato il vento infido, pago d’aver gettato in faccia all’Europa democratica ivi congregata la sua bomba incendiaria, tornava l’11 mattina, per la via del Sempione in Italia, e sostato brevemente a Belgirate, metteva capo a Genestrello, altra villa del suo amico Pallavicino presso Voghera.
Colà però lo raggiungevano tosto importanti notizie da Roma che lo consigliarono ad affrettare il suo ritorno in Toscana.
Quelle notizie dicevano certa la insurrezione purchè il braccio di Roma fosse armato: facile l’impadronirsi di due porte e la sorpresa delle ferrovie conducenti a Roma: utile con un colpo di mano occupar le due stazioni d’Orte e di Ceprano; necessario soltanto armi e danaro: tutta la Carboneria, numerosa a Roma, pronta a secondare il moto appena Garibaldi facesse appello. La Giunta romana poi rincarando su queste speranze dichiarava, venuta l’ora dell’azione, ogni indugio pericoloso, urgente la costituzione d’un fondo di cassa, al quale, in forma di prestito gratuito o rimborsabile, invitava nuovamente tutti gli Italiani a contribuire.
E come ognuna di queste parole scendeva soave all’animo già febbricitante dell’Eroe, così da Genestrello stesso, senza frapporre un’ora, rispondeva confermando l’appello della Giunta romana con questo nuovo manifesto: