Il movimento che stava per intraprendere, era una marcia sul fianco sinistro; e ognuno sa i rischi e i pericoli di siffatte manovre. Però Garibaldi era di fronte a due ipotesi ugualmente probabili: che il nemico, già in marcia su Monte Rotondo, ci incontrasse nella nostra marcia su Tivoli: che il nemico, avvertito della nostra partenza, sboccasse da Roma, e scegliendo il luogo e il tempo, ci assalisse sul nostro fianco. Importava quindi parare a queste due eventualità, potrebbesi già dire probabilità, ed ecco come Garibaldi provvide.

A levante della via Nomentana, da Mentana a Tivoli, si spiega un sistema di piccoli poggi popolati di frequenti villaggi, i quali paiono gettati là dalla natura per guardare quella strada fino al suo punto d’incontro colla strada Tiburtina. Qualora perciò fossero state occupate quelle alture, coll’ordine di spingere avamposti e ricognizioni sulle diverse vie che da esse sboccano sulla via Nomentana, si sarebbe stati per lo meno sicuri di queste due cose: o che il nemico sarebbe stato scoperto molto prima che potesse incontrare la colonna marciante, la quale perciò avrebbe avuto tempo di spiegarsi come e dove voleva; o che il nemico anche sfuggendo alle scoperte, comunque e dovunque attaccasse la colonna, avrebbe sempre avuto sul suo fianco destro od alle spalle la minaccia, ed occorrendo anche il peso dei battaglioni stesi lungo tutte quelle posizioni avanzate, e cadendo fra due fuochi si sarebbe inevitabilmente esposto al pericolo di una rotta là dove sperava trovare una vittoria.

Fermo in questi concetti, il generale Garibaldi fin dal 1º novembre avea mandato il colonnello Paggi con tre battaglioni (900 uomini) ad occupare i villaggi di Sant’Angelo in Capoccia e Monticelli e le alture più avanzate di Monte Lupari e Monte Porci con tutte quelle prescrizioni d’avamposti, di sorveglianza e di precauzioni che abbiamo indicate. Date queste disposizioni, Garibaldi stesso, nel pomeriggio del 2, andava a riconoscere le posizioni nuovamente occupate da Paggi e lo stradale da percorrersi, e tranquillo da questo lato tornava a Monte Rotondo per dare in un ordine del giorno, tutto scritto di suo pugno, le disposizioni finali della partenza, che importa trascrivere:

«Colonnello Menotti Garibaldi,

»Le colonne da voi comandate marceranno per la sinistra sulla via di Tivoli.

»Nella marcia esse si terranno compatte il più possibile ed in ordine.

»Sulla destra delle colonne in marcia e sulle strade che conducono a Roma si dovranno spingere delle pattuglie a piedi e degli esploratori a cavallo bastantemente lontani, per essere avvisati a tempo a poter prendere posizioni, in caso dell’approssimarsi del nemico.

»Sulle alture di destra della linea di marcia si dovranno pure tenere delle vedette allo stesso scopo.

»Una vanguardia precederà le colonne ad una distanza per lo meno di millecinquecento a duemila passi, ed essa sarà preceduta pure da esploratori e fiancheggiatori competenti.

»Una retroguardia pure molto importante, con rispettive guide indietro a considerevoli distanze, per avvisare di qualunque cosa utile.