»Nello stesso tempo molti fra noi insistevano presso il colonnello Camozzi, perchè anch’egli, da parte sua, telegrafasse al Governo, significandogli la risoluzione del generale Garibaldi e chiedendogli, per la nuova e impreveduta circostanza, nuove istruzioni.

»A questo nostro consiglio il colonnello Camozzi oppose il più reciso rifiuto.

»Scorsa un’ora, senza che fosse arrivata da Firenze alcuna risposta al telegramma del deputato Crispi, il colonnello dei Carabinieri dichiarò che doveva far eseguire gli ordini.

»Nemmeno la dichiarazione fatta più volte dal generale Garibaldi d’essere stanco, sofferente, affranto da molti giorni di privazioni e di fatiche, e di non poter sopportare il nuovo e grave disagio d’un lungo viaggio, valse a trattenerlo.

»Allora quattro carabinieri si avvicinarono al Generale, il loro maresciallo lo invitò, in nome de’ suoi superiori, a seguirli. Il Generale, mantenendo ferma la sua prima risoluzione, fu sollevato dai suddetti carabinieri, tolto da dove era seduto nella sala d’aspetto, e così trasportato di peso in mezzo al silenzio più solenne de’ suoi amici sino alla carrozza a lui destinata.

»Solo il deputato Crispi, in nome di tutti, protestò con energiche parole contro la violazione della legge e contro l’oltraggio inflitto al più grande cittadino d’Italia.

»Fu concesso soltanto alla sua famiglia ed a’ suoi domestici d’accompagnarlo, ma solo il genero Canzio rimase con lui.

»Nello stesso compartimento andò a sedersi il colonnello Camozzi; molti vagoni di Bersaglieri precedevano e seguivano il treno.[373]»

E di là continuò fino al Varignano, dove sostenuto tre settimane, il 26 di sera fu imbarcato per Caprera, e quivi colla sola condizione di non uscirne sino al marzo vegnente e di presentarsi al Tribunale, caso mai il processo dovesse aver luogo, posto in libertà.

Le ultime parole da lui scritte, uscendo da quel secondo carcere patito per Roma, furono: «Addio Roma, addio Campidoglio! Chi sa chi e quando a te penserà!»