Tuttavia quando la impresa fu decisa, egli fu pronto a cooperarvi con tutte le sue forze. La parte assegnatagli era di coprir il fianco sinistro del Bourbaky dalla Saona fino ai Vosgi, al quale scopo gli era stato promesso, non sapremmo se per la terza o quarta volta, di porre sotto i suoi comandi la divisione Cremer; ma quantunque questa promessa non fosse mai mantenuta, il Generale accettò il carico impostogli, e prima ancora che il Bourbaky fosse giunto a Châlons-sur-Saone, era già all’opera. Intento soprattutto a disturbare la congiunzione del corpo di Zastrow con quello di Werder, lanciava in mezzo a loro le due brigate di Ricciotti e di Lobbia (succeduto al Delpeck nel comando della 2ª) coll’ordine di distruggere ponti, eseguir sorprese, arrestar convogli; e i due valenti sanno destreggiarsi così bene che il Ricciotti batte più volte il nemico nei dintorni di Montbard; il Lobbia, dopo aver campeggiato vittoriosamente per oltre una settimana nell’altipiano di Langres, riesce a penetrare in questa fortezza ed a destarvi l’assonnata energia de’ suoi difensori.

Ma la marcia di Bourbaky era stata troppo strombettata a quei giorni dagli stessi suoi ordinatori, perchè potesse più essere un segreto per chicchessia; laonde il Werder, avvertito l’avvicinare del nuovo nemico, fra il 28 e il 29 dicembre abbandonava Dijon, per ristringersi a Vesoul e porsi in grado di proteggere gli assedianti di Belfort dall’assalto che li minacciava. E allora fu ordinato a Garibaldi di occupare e difendere inébranlablement Dijon, e quantunque egli preferisse appostarsi col grosso a Dôle, dove fin da principio aveva intravveduto il pernio delle operazioni nel sud-est, e che inconsultamente abbandonata dal Cremer sarà fra poco la porta per la quale Manteuffel sbucherà sul dosso di Bourbaky, tuttavia obbedì ancora, e tra il 5 e il 6 fu con tutte le sue genti nella capitale della Costa d’Oro. E quivi, afforzata di opere temporanee la città, occupate le forti posizioni che da Plombières passando per Talant, chiave loro, si spiegano a ventaglio fino a Saint-Apollinaire, spingeva scoperte in tutti i sensi, sorprendeva talvolta gli avamposti nemici, ma non era certo da temersi fosse sorpreso egli stesso.

Se non che il Quartier generale prussiano prendeva una risoluzione, che mutava interamente anche nel sud-est lo stato delle cose. Un nuovo esercito era formato sotto gli ordini del generale Manteuffel, il quale aveva appunto per iscopo di gettarsi sull’esercito di Bourbaky e, a seconda dei casi, o attraversargli la strada di Belfort, o metterlo tra due fuochi e schiacciarlo. E già verso la metà di gennaio il generale Manteuffel aveva cominciato l’esecuzione del suo disegno; marciando rapido da Châtillon-sur-Seine sopra Vesoul, e facendosi coprire dagli attacchi eventuali di Garibaldi colle due colonne Dannenberg e Kettler, la prima delle quali stormeggiava già tra Bagneux-les-Juifs e Darcey,[387] l’altra camminava dietro a lui tra Nuits e Montbard.

XXI.

Avvennero per tal modo le tre giornate di Dijon. La mattina del 21 la brigata Kettler compariva sulle alture di Hauteville in faccia a Talant e apriva contro queste posizioni e contro quelle di Fontaine un fuoco micidiale. Nel medesimo tempo numerosi battaglioni si spingevano nella pianura che si stende tra Hauteville, Daix, Talant e Fontaine, intanto che un’altra colonna nemica accennava una diversione dal lato di Plombières sull’estrema sinistra francese. Ma sei pezzi, posti in posizione e diretti da Garibaldi in persona sui poggi di Talant, arrestavano tosto con tiri ammirabili l’avanzar del nemico, smontando parecchi dei suoi cannoni; talchè dopo un breve e felice duello d’artiglieria, Garibaldi potè lanciar all’attacco le sue colonne. E allora da Plombières, da Hauteville, da Talant, da Fontaine, Canzio, Tanara, Menotti, Ravelli (primi sempre gl’Italiani e i francs-tireurs, oscillanti come al solito i mobiles), irrompono con grandissimo impeto; gli approcci di Talant, dove stava Menotti, sono più fieramente disputati; ma alla fine ripetute le cariche, apparsi sull’estrema destra del nemico tra Darois e Messigny gl’infaticabili volteggiatori di Ricciotti, il nemico fu ricacciato fino a’ suoi accampamenti al di là di Messigny. Fu bella e meritata vittoria, e Garibaldi superbo, non per sè ma pe’ suoi bravi compagni, ne telegrafava l’annunzio a sua figlia Teresita in questo tenore;

«Attaccati vigorosamente dal nemico, l’abbiamo costretto a ritirarsi dopo dieci ore di combattimento: l’esercito de’ Vosgi ancora una volta ha ben meritato dalla Repubblica.»

Grande però la strage in ambi i campi, lamentata fra tutte l’ecatombe degli Italiani: e Imbriani e Perla e Cavallotti e Pastoris e Bassi e Gnecco e Settignani e Leonardi e Valdata e Cerruti e Ricci e Canova e Cecchini e altri ed altri ancora, primo fra tutti per la nobile vita, e per la fine miseranda, lo stesso generale Bossack, trovato cadavere due giorni dopo sull’orlo d’un bosco verso Darois; forse abbandonato da’ suoi, probabilmente morto solo.

Non si rassegnò a questo scacco il nemico, e all’indomani si preparò a rinnovare l’assalto. Ma Garibaldi era, s’intende, pronto a riceverlo; non così per altro tutti i Digionesi. Narra il Bordone che nella notte stessa dal 21 al 22 un notaio di Messigny accompagnato dal Maire di Dijon e da un generale Pellissier, cui il governo di Bordeaux aveva confidato il comando delle Guardie mobili concentrate in Dijon, fa svegliare Garibaldi per annunziargli, tutto ansante, aver il generale Kettler ricevuto nella notte grandi rinforzi, essere deliberato a riattaccare al dì seguente la città ed a bombardarla se resisteva; scongiurarlo quindi a salvar Dijon dal certissimo eccidio.

Il Generale prese allora dalle mani del notaio il foglio sul quale era scritto il salvacondotto prussiano, guardò gli astanti con una di quelle occhiate che soltanto coloro che gli erano famigliari potevano comprendere, e disse: «Va bene, Signore: è questo tutto quanto avete a dirmi?»

«Sì, Generale,» fece il notaio.... «Ebbene, replicò Garibaldi, potete tornarvene, per non mancare alla vostra parola; ma dite a quello che vi ha dato questo salvacondotto, che l’aspetto e che se egli non viene andrò io a cercarlo: generale Bordone, fate accompagnare questo signore agli avamposti e buona notte agli altri.[388]»