[18]. La testimonianza è quella dello stesso colonnello, ora generale Sacchi. Ecco come nel fascicolo de’ suoi Ricordi egli racconta l’episodio:

«La spedizione in Sicilia doveva prima farsi colla brigata Reggio, 45º e 46º reggimento, quest’ultimo da me comandato; Garibaldi da Alessandria ove io stanziava mi chiamò a Torino; mi parlò di quest’idea che aveva subordinata al parere del Re; mi diede istruzioni pel caso si dovesse effettuare; io misi a parte del segreto Chiassi, Isnardi, Pellegrini, Grioli, Lombardi e qualche altro ufficiale del reggimento; dopo qualche tempo mi richiamò a Torino; in presenza di Trecchi, che ritornava d’aver visto il Re, mi disse che non si pensava più a quanto erasi prima ideato; e non solo non ci si pensava, ma bisognava anche che rimanesse nelle fila chi eravi vincolato, salvo ad accorrer poi; ma che intanto bisognava lavorare ad impedire che si sciogliessero forze organizzate; tale era il parere del Re! Fu allora che io chiesi una parola di Garibaldi perchè fossero conosciuti i suoi intendimenti al proposito, e che egli prima di partire redasse l’Ordine del giorno che ho trascritto.»

[19]. Lettera del generale Fanti, ministro della guerra, al generale Ribotti, Torino, 6 aprile 1860, citata nella Storia documentata della Diplomazia europea, di N. Bianchi, pag. 289.

[20]. Il dottore Agostino Bertani nel suo opuscolo: Ire politiche d’oltre tomba (pag. 61), dice che il Sirtori al ritorno d’una visita fatta al Cavour, alcuni giorni prima della spedizione, gli narrò che il Conte stesso interpellato cosa pensasse della fortuna di quegli arditi patriotti, rispose sorridendo e fregandosi le mani: «Io non penso che li prenderanno.»

Non vogliamo mettere in dubbio la sincerità del dottor Bertani; ma come si concilierebbe quel racconto del Sirtori con questa lettera da lui stesso diretta nel medesimo giorno al conte Giulini di Milano:

«Partiamo per un’impresa risolta contro i miei consigli. Vedi Cavour e fa’ che non ci abbandoni. La nostra bandiera è la vostra. Aiuti efficaci non ci possono venire che da voi, cioè dal Governo. I nostri mezzi sono troppo al di sotto dell’impresa; ma l’impresa merita che il Governo ci aiuti, e lo può senza compromettersi. Giorni sono vidi Cavour a Genova; gli parlai del nostro disegno, toccai dell’insufficienza dei nostri mezzi; il suo discorso mi lascia sperare aiuto. Egli è il solo che possa aiutare efficacemente, e credo che abbia cuore e mente per comprendere quanto bene farà all’Italia aiutandoci.» — Si trova nella citata Storia documentata della Diplomazia europea, vol. VIII, pag. 290.

[21]. Vedi l’ormai famosa Lettera di Massimo D’Azeglio a M. Rendu, del 15 maggio 1860.

Il D’Azeglio poi restituì le armi sequestrate, dodicimila carabine Enfields, che servirono per le successive spedizioni.

[22]. Tutto ciò attesta il suo Epistolario; ma avremo occasione di riparlare di questo, quando incontreremo il La Farina a Palermo.

[23]. Leggiamo in parecchi libri e giornali che il conte di Cavour, al Persano che lo interpellava sul vero senso dell’ordine ricevuto, rispondesse: «Navighi tra Garibaldi e gl’incrociatori napoletani;» al che l’Ammiraglio avrebbe risposto: «Ho capito; se sbaglio mi manderà a Fenestrelle.» Ma la verità vuole si dica che il Persano stesso, nel suo noto Diario politico militare, racconta un po’ diversamente l’aneddoto, e importa ricordarne il vero tenore: