«9. — .... Devo arrestare i volontari partiti da Genova per la Sicilia su due piroscafi della Società Rubattino sotto il comando del generale Garibaldi, ove tocchino in qualche porto della Sardegna, e più particolarmente a quelli della Maddalena e del golfo di Cagliari, MA DEVO LASCIARLI PROCEDERE NEL LORO CAMMINO INCONTRANDOLI PER MARE.
»Nella via percorsa mi fermo a Tortolì tanto quanto basta ad impostarvi una lettera riservata a S. E. il conte di Cavour, dettatami dall’ambiguità dell’ordine avuto. Gli dico che la spedizione che ho mandato di arrestare non avendo potuto effettuarsi ad insaputa del Governo, ne argomentava non avesse a toccare nè alla Maddalena, nè dove mi si ingiungeva di fermarla; ma siccome potrebbe pur esservi sforzata da eventualità di mare, chiedeva di telegrafarmi Cagliari, quando realmente si volesse l’arresto; e Malta nel caso contrario; proferendomi in qualsiasi evento di salvare sempre colla mia persona il Governo del Re col lasciargli facoltà di oppormi ogni operato della divisione che comando sebbene ordinatomi, e di castigarmi ove occorrano maggiori prove.
»10. — S. E. il conte di Cavour mi telegrafa: Il Ministero ha deciso per Cagliari. Questo specificarmi che la decisione era stata presa dal Ministero mi fa comprendere che egli, Cavour, opinava diversamente; quindi per tranquillarlo mi faccio premura di ripetergli: Ho capito; e risolvo di lasciar procedere l’ardito condottiero al suo destino, ove mai approdasse nei porti in cui erami ingiunto di arrestarlo; facendo ogni mostra atta a far credere sul serio essere io stato nell’intendimento di trattenerlo.» — Vedi Diario citato, pag. 14, 15 e 16.
Ma come ognun vede, qui dell’ordine di navigare tra i Garibaldini e gl’incrociatori non ce n’è parola; quindi la supposta protezione della squadra sarda preparata dal conte di Cavour dilegua in fumo. Il conte di Cavour non voleva impedire la prima spedizione, e faceva certamente voti per la sua riuscita; ma fino al punto di volerla coprire e difendere colle sue navi non era ancor disposto ad arrivare. Oltre di che dicano i marinai, se un ordine dato a una squadra ancorata in Sardegna di coprire dei legni partiti da Genova e diretti Dio sa per quale rotta alla volta di Sicilia, poteva essere dato seriamente e in ogni cosa efficacemente eseguito!
[24]. Ripeto qui una Nota della mia Vita di Nino Bixio:
«Trascrivo testualmente questo telegramma dal Diario di Bixio. E così fu interpretato dal Crispi che lo ricevette, così fatto leggere a Garibaldi e a quanti lo circondavano. A me pure, venuto in que’ giorni da Brescia con una schiera di cento Bresciani pronti a partire, fu tradotto così. Ora invece il generale Fabrizi mi avverte che il suo telegramma fu male interpretato, e che suonava invece così: L’insurrezione, vinta nella città di Palermo, si sostiene nelle provincie. L’equivoco nacque certamente dall’essere il telegramma in cifra, e una di quelle cifre rivoluzionarie destinate a passare non intese sotto gli occhi di tante Polizie nemiche, quindi più oscura delle altre. Certo il generale Fabrizi non ebbe intenzione di mandare alcuna notizia che avesse per effetto di sospendere una spedizione da lui prima che da ogni altro aspettata e secondata.»
[25]. Il La Farina aveva ricevuto millecinquecento fucili; ma per quante preghiere gli fossero fatte, non ne volle mai dare più di mille. Ciò è attestato tanto da Garibaldi nei Mille, quanto dal Bertani nelle sue Ire d’oltre tomba, e riconfermato poi da questa lettera del signor Enrico Besana, uno dei direttori del Milione di fucili, illibatissimo patriotta, ma di parte moderata, e la cui testimonianza non può in questa cosa essere sospetta:
«Pregiatissimo sig. Direttore del Giornale La Perseveranza.
»Milano, 12 gennaio....
»Nell’impossibilità di indirizzarmi al signor Ba.... mi rivolgo a lei, perchè voglia rettificare alcune inesattezze inserite nell’appendice del pregiatissimo di lei giornale del 12 gennaio corrente. Parlando di Giuseppe La Farina, l’appendicista attribuisce al suddetto, come presidente della Società nazionale, la somministrazione dei mezzi necessari per la spedizione di Marsala; ma il fatto si è che il La Farina, con tutta la più buona volontà del mondo, non potè contribuire che pochi fucili; l’amministrazione del Milione di fucili, di cui io era indebitamente uno dei due direttori, somministrò tutto il materiale che fu imbarcato, non che centomila franchi in contanti. La spedizione Medici poi fu completamente organizzata, vestita, armata e provveduta persino de’ necessari bastimenti a vapore di trasporto dalla suddetta amministrazione.