»Tutto ciò in onore al vero. Con tutta la stima
»Enrico Besana.»
(Bertani, op. cit., pag. 126.)
[26]. Circa ai denari che servirono d’erario alla prima spedizione, così scrive il Bertani nelle sue Ire politiche d’oltre tomba, pag. 53 e 54:
«I primi danari per la spedizione, cospicua somma che servì appunto alla compra di armi, di munizioni, di viveri e per cento altri bisogni, vennero da Pavia, città sempre esemplare nella iniziativa delle più ardite e patriottiche imprese, altri e molti ne fornì, come dissi già, la cassa del Milione di fucili. Altre migliaia di lire aveva ricevute Garibaldi dall’America, raccolte da amici suoi.
»I denari per poter salpare li recò a me il 5 maggio a sera, coll’ultima corsa della ferrovia da Milano, l’avvocato Filippo Migliavacca, già tenente de’ volontari del 1859, maggiore a Milazzo, dove morì combattendo.
»Erano le sessantamila lire provenienti dalla cassa del Milione di fucili, e rappresentate da un buono sulla Banca di Genova. Ma l’ora era già troppo tarda per averne il cambio. Che fare? l’imbarazzo era grande quanto la premura.
»Mandai tosto, giacchè io era infermo, presso alcuni ricchi negozianti miei clienti per avere il denaro; ma a quell’ora e con tanta fretta non potei trovare presso di un solo la rilevante somma in metallo.
»Fu necessario che mi accontentassi di trentamila lire in marenghi, che consegnai oltre le 11 ore di notte a bordo dei battelli a vapore già venuti nelle mani dei volontari.»
[27]. Parole dello stesso Garibaldi nel suo libro I Mille, pag. 7.