»G. Garibaldi.»
[30].
«Soldati Italiani,
»Per alcuni secoli la discordia e l’indisciplina furono sorgente di grandi sciagure al nostro paese. Oggi è mirabile la concordia che anima le popolazioni tutte dalla Sicilia alle Alpi. Però di disciplina la nazione difetta ancora — e su di voi, che sì mirabile esempio ne daste e di valore — essa conta, per riordinarsi, e compatta presentarsi al cospetto di chi vuol manometterla.
»Non vi sbandate, dunque, o giovani! Resto delle patrie battaglie!... Sovvenitevi che anche nel Settentrione abbiamo nemici e fratelli schiavi, e che le popolazioni del Mezzogiorno, sbarazzate dai mercenari del Papa e del Borbone, abbisogneranno dell’ordinato marziale vostro insegnamento per presentarsi a maggiori conflitti.
»Io raccomando dunque, in nome della patria rinascente, alla gioventù che fregia le file del prode esercito, di non abbandonarle.... ma di stringersi vieppiù ai loro valorosi ufficiali, ed a quel Vittorio, la di cui bravura può esser rallentata un momento da pusillanimi consiglieri, ma che non tarderà molto a condurci tutti a definitiva vittoria!
»G. Garibaldi.»
[31]. Questa lettera fu pubblicata ne’ giornali del 1860 con alcune varianti ed ommissioni; ma noi abbiamo preferito il testo di quella che dallo stesso Agostino Bertani fu spedita in copia ad Antonio Panizzi, che si legge nelle Lettere ad Antonio Panizzi, e che reputiamo il testo originale e genuino.
Nella lezione de’ giornali, precisamente nel periodo che dice: «.... l’insurrezione siciliana non solo in Sicilia bisogna aiutarla, ma dovunque, ec.,» fu ommesso l’inciso: ma nell’Umbria, nelle Marche, nella Sabina, nel Napoletano, ec., di cui a nessuno sfuggirà l’importanza. La ragione dell’omissione non sapremmo dire: probabilmente originò da scrupoli o da ritardi politici: certo che da quell’inciso risultava più chiaramente il concetto di Garibaldi di collegare l’impresa di Sicilia colla insurrezione della rimanente Italia e di aiutare l’una coll’altra.
[32]. Si seppe dipoi che fu un vero tradimento. Il capo della spedizione piantò in mare, fuggendo sopra un canotto, le paranze che doveva dirigere nello scopo infame di giovarsi della confusione di quella notte per contrabbandare entro Genova molti colli di seta. Vedi Relazione inviata al generale Garibaldi sul fatto delle armi sottratte nelle acque di Genova alla spedizione dei Mille. Sampierdarena, 2 novembre 1874. — Firmati: Stefano Lagorara, Giacomo Canepa, Pietro Botto, Francesco Moro (detto Baxaicò), Giuseppe Oneto, Michele Danovaro, Castello Lorenzo, Castello Girolamo. — Nomi dei superstiti tra coloro che erano stati incaricati di scortare il carico delle armi, e che furono le prime vittime del tradimento.