[53]. Vedi Histoire de la Conquête de l’Angleterre, par Augustin Thierry. Lione, vol. III, pag. 199.
[54]. Ricordo che il Davoust ad Aerstaedt diceva: «Les braves mourront ici; les lâches iront mourir en Sibérie.»
[55]. Rustow, La guerra d’Italia del 1860, vol. II, pag. 189 e segg.
[56]. Vedi I Mille di Garibaldi, pag. 36, e Giuseppe Capuzzi (bresciano, de’ Mille egli pure), La spedizione di Garibaldi in Sicilia. — L’Abba, Noterelle già citate, conferma.
Un altro assalto di bande subirono pure i Regi a Montelepre.
[57]. «Caro Rosolino. — Ieri abbiamo combattuto ed abbiamo vinto. I nemici fuggono impauriti verso Palermo. Le popolazioni sono animatissime e si riuniscono a me in folla. Domani marcerò verso Alcamo. Dite ai Siciliani che è ora di finirla, e che la finiremo presto; qualunque arma è buona per un valoroso, fucile, falce, mannaia, un chiodo alla punta di un bastone. Riunitevi a noi ed ostilizzate il nemico in quei dintorni, se più vi conviene; fate accendere dei fuochi su tutte le alture che contornano il nemico. Tirate quante fucilate si può di notte sulle sentinelle e sui posti avanzati. Intercettate le comunicazioni. Incomodatelo infine in ogni modo. Spero ci rivedremo presto.»
[58]. Accompagnavano il La Masa i siciliani cav. Fuxa, Curatolo, Di Marco, Nicolosi, i due fratelli La Russa e Rebaudo.
[59]. Scriveva alla Direzione del fondo pel milione di fucili:
«Stimatissimi Signori,
»Ebbimo un brillante fatto d’armi avanti ieri coi Regi capitanati dal generale Landi presso Calatafimi. Il successo fu completo, e sbaragliati interamente i nemici. Devo confessare però che i Napoletani si batterono da leoni, e certamente non ho avuto in Italia combattimento così accanito, nè avversari così prodi. Quei soldati, ben diretti, pugneranno come i primi soldati del mondo.