[96]. Ecco quell’articolo:
«Sabato 7 corrente, per ordine speciale del Dittatore, sono stati allontanati dall’Isola nostra i signori Giuseppe La Farina, Giacomo Griscelli e Pasquale Totti. I signori Griscelli e Totti, côrsi di nascita, sono di coloro che trovano modo ad arruolarsi negli uffici di tutte le polizie del Continente.
»I tre espulsi erano in Palermo cospirando contro l’attuale ordine di cose. Il Governo, che invigila perchè la tranquillità pubblica non venga menomamente turbata, non poteva tollerare ancora la presenza tra noi di codesti individui venutivi con intenzioni colpevoli.» — Vedi Epistolario di Giuseppe La Farina, tomo II, pag. 376.
[97]. Di averlo ignorato lo disse all’ammiraglio Persano, al quale soggiunse anche di non lo voler disdire. — Vedi Diario citato, pag. 73.
[98]. Il conte di Cavour, il 13 luglio, scrivendo all’ammiraglio Persano, faceva l’ipotesi che Garibaldi si mettesse un giorno o l’altro in opposizione col Governo del Re; ma s’affrettava a soggiungere che questo non poteva accadere, se non quando si giudicasse dal Re giunto il tempo di operare l’annessione di Sicilia e Napoli. Ora queste parole provano che al dì 13 luglio, quel tempo il Conte non lo credeva ancora venuto. Del resto quella lettera del 13 luglio onorerà la previdenza, ma non certo la lealtà, del conte di Cavour, e basti la citazione di questo brano a provarlo:
«In quest’ipotesi (nell’ipotesi della resistenza di Garibaldi all’annessione), importerebbe sommamente che tutte le forze marittime passassero immediatamente sotto il di lei comando. Io son certo che noi possiamo fare affidamento assoluto sopra Piola. Ma ciò non basta; bisogna che egli possa portar seco tutti i legni che comporranno la squadra di Garibaldi, perciò sarebbe bene che questi legni fossero comandati da ufficiali fidati. Io la autorizzo quindi ad accettare le dimissioni di tre o quattro ufficiali della squadra, a cui Piola affiderebbe il comando dei varii legni, di cui il Governo della Sicilia dispone. Questi devono essere scelti in modo da non lasciare il benchè minimo dubbio sulla loro devozione al Re ed alla Monarchia costituzionale.
»In questo momento rispondo a Piola, che mi fece richiesta d’alcuni ufficiali, di rivolgersi a lei per conoscere le mie intenzioni, e che ha piena facoltà di mandarle ad effetto.»
Da questa lettera sarebbe difficile argomentare quale de’ tre personaggi il conte di Cavour, l’ammiraglio Persano e il comandante Piola facesse la più triste figura. Il conte di Cavour cospirava con un Ammiraglio del Re e un Ministro di Garibaldi stesso, tentando ammutinargli contro o portargli via la flotta. L’ammiraglio Persano doveva farsi complice della trama, dando a Garibaldi degli ufficiali di marina infidi, disposti, a un dato momento, ad abbandonarlo e tradirlo. Il signor Piola, ministro della Marina di Garibaldi, chiesto da lui e depositario della sua fiducia, doveva dar l’ultima mano al complotto, mettendo a bordo quegli ufficiali e consegnando al momento anche la squadra.
Fortunatamente quel disegno, nato certamente da un triste incubo del conte di Cavour, non ebbe bisogno d’esser mandato a compimento; ma quel disegno prova che, se Garibaldi credeva d’essere attorniato da insidie, non aveva tutti i torti. (Vedi Diario citato, pag. 41.)
[99]. Presiedevali Don Antonio Spinelli: n’erano principali per gli Esteri Giacomo De Martino, per le Finanze Giovanni Manno, per la Giustizia Gregorio Morelli, per la Polizia Liborio Romano.