«Obbligato di lasciare l’esercito sul Volturno e di recarmi a Palermo per placare quel bravo e bollente popolo nell’esaltazione in cui l’avean spinto gli annessionisti, io aveva raccomandato al generale Sirtori, degno capo dello Stato Maggiore dell’esercito meridionale, di lanciar delle bande nostre sulle comunicazioni del nemico.

»Ciò fu fatto, ma pure chi ne avea l’incarico immediato stimò opportuno di fare qualche cosa di più serio, e col prestigio delle precedenti vittorie non dubitò qualunque impresa essere eseguibile dai nostri prodi militi.

»Fu decisa l’occupazione di Caiazzo, villaggio all’oriente di Capua, sulla sponda destra del Volturno.

»Il 19 settembre ebbe luogo l’operazione: si occupò Caiazzo, ed io giunsi lo stesso giorno per assistere al deplorevole spettacolo del sacrifizio dei nostri poveri volontari, che avendo marciato, secondo il costume loro, intrepidamente sul nemico sino all’orlo del fiume, furono poi obbligati, non trovandovi riparo contro la grandine di palle nemiche, di retrocedere fuggendo, fulminati alle spalle. Il giorno seguente, credo, il nemico inviò un forte nerbo di forze ad attaccare i nostri in Caiazzo, che in pochi furono obbligati ad evacuare, e ritirarsi precipitosamente verso la sinistra del Volturno, dopo essersi valorosamente battuti ed aver perduto non pochi militi, morti, feriti ed affogati nel fiume. L’operazione di Caiazzo fu, più che un’imprudenza, una mancanza di tatto militare, da parte di chi la comandava.

»E serva quell’esempio ai nostri giovani militi, tuttora obbligati a studiare quella manía di macellar gli uomini, che si chiama arte della guerra.»

S’aggiunga: il Pecorini-Manzoni, nella sua citata Storia della XV Divisione Türr, ec., cercando di giustificare il Türr della mossa, si limita a dire, che «egli pensava di lanciare dei distaccamenti al di là del Volturno verso Piedimonte per verificare l’opinione del paese, e trovandovi simpatia organizzare delle squadre di Guardia Nazionale, e con esse tormentare alle spalle ed ai fianchi il nemico e simulare quindi degli attacchi sopra Caiazzo e dietro Capua, per obbligarlo a mostrare le forze che potrebbe spiegare in un fatto d’arme serio contro le forze garibaldine, e non dargli tempo di mandare ad effetto un tale fatto prima che tutta l’armata di Garibaldi fosse riunita sul Volturno.» (Op. cit., pag. 182.)

Infine meglio d’ogni testimonianza valgano le istruzioni che Garibaldi stesso dava in iscritto al maggiore Csudafy, incaricato appunto di comandare una delle scorribande al di là del Volturno, e che chiariscono tutto il pensiero del Generale in capo dell’esercito meridionale:

«Al signor maggiore Csudafy.

»Caserta, 16 settembre 1860.

»Maggiore!