[133]. Rapporto del generale Bixio sul fatto d’armi di Maddaloni, in data di Caserta, 6 ottobre 1860.

[134]. I Mille, pag. 292-293.

[135]. È doloroso il pensare che la battaglia del 1º ottobre non abbia ancora ottenuto nella storia delle armi italiane il posto che le conviene. Storici anche autorevoli ne parlano con una leggerezza da far dubitare della loro serietà. A mo’ d’esempio, nella Storia militare del colonnello Carlo Corsi, professore di Storia militare alla Scuola superiore di guerra (libro di testo anche per gli allievi della R. Accademia militare), terza parte, pag. 295 e seg., ci sono tali errori e di fatto e di apprezzamento da legittimare il sospetto che lo storico abbia mai riflettuto un istante alle cose da lui narrate. Noi riproduciamo qui il suo racconto, accompagnandolo di brevissime osservazioni, lasciando giudice il lettore se a siffatti romanzi convenga il nome di storia, e di storia destinata all’educazione della mente o del cuore della gioventù militare della patria nostra:

Pag. 295. «Battaglia del Volturno o di Santa Maria (1º ottobre). — Lo scopo primo del radunamento delle truppe borboniche sul Volturno, cioè rassodar le milizie e fermar Garibaldi, era stato ottenuto; ora bisognava procedere alla riscossa, come Radetzky nel 1848, col massimo vigore. Ma invece di tener riuniti attorno a Capua quei quaranta e più mila uomini e adoperarli per una gran riscossa, i Generali del re Francesco li divisero tra Capua e Gaeta in modo che non più di un ventimila rimasero disponibili sul Volturno tra San Clemente e Caiazzo....»

1º Errore. — Non sappiamo d’onde lo storico abbia attinto questa cifra. Essa è patentemente erronea. L’esercito del Volturno sotto il comando del generale Ritucci componevasi di tre Divisioni complete di fanteria ed una di cavalleria, e quando si aggiunga a queste le armi secondarie e il presidio di Capua, si supera di molto la cifra di quarantamila uomini da noi stabilita.

Pag. 295-296. «I Garibaldini s’erano distesi sulla sinistra del Volturno; debole era la loro sinistra attorno a Santa Maria, aggirabile la loro destra per l’alto Volturno e i monti sopra Caserta e Maddaloni. La loro situazione era ancora più pericolosa di quella dei Toscani a Montanara e Curtatone nel 1848.»

Questo lo vide e lo disse anche Garibaldi. Ma perchè lo storico non soggiunse che quella situazione, data l’esiguità delle forze garibaldine, era la sola tenibile in quel caso?

Pag. 296. «Dal lato dei Garibaldini la divisione Medici teneva Sant’Angelo, la divisione Cosenz Santa Maria, Türr stava presso Caserta, Bixio presso Maddaloni, Garibaldi aveva il suo quartiere in Caserta. Il 1º ottobre quindicimila Borbonici con molta cavalleria, sboccando da Capua sotto il comando del generale Ritucci, assaltarono all’improvviso e con molto impeto la sinistra dei Garibaldini a Santa Maria....»

2º Errore. — Il primo errore è dimostrato dal secondo. Se l’esercito borbonico sommava appena a ventimila uomini e quindicimila attaccavano Santa Maria, bisognerebbe supporre che all’attacco di tutto il resto della linea comprendente le posizioni di Sant’Angelo, Caserta, Maddaloni, il generale Ritucci non ne avesse impiegati che cinquemila, il che sarebbe stato semplicemente assurdo.

Pag. 296. «.... E di primo lancio s’impadronirono d’una gran parte di quella città....»