3º Errore. — I Borbonici, come narrammo, non s’impadronirono mai d’alcuna parte, nè grande nè piccola, di Santa Maria. Essi non poterono mai oltrepassare la linea di Porta Capuana.

Pag. 296. «L’attacco si estese prontamente a sinistra su Sant’Angelo, ove il combattimento fu vivissimo. La divisione Türr s’avanzò a rinforzo. Un reggimento toscano, condotto dal colonnello Malenchini, investì il fianco destro degli assalitori dal lato di San Tammaro....»

4º Errore. — Il Türr condusse i rinforzi sol quando fu chiamato da Garibaldi, il Malenchini ribattè gli assalti dell’estrema destra nemica sul lato di San Tammaro, ma in principio non in fine della battaglia e non in guisa da liberar San Tammaro, ma solo da contrastar la posizione. Il contr’attacco decisivo fu diretto tra Sant’Angelo e Santa Maria e capitanato, siccome scrivemmo, da Garibaldi in persona. Non sono, a tutto rigore, errori, ma inesattezze che sfigurano l’aspetto della battaglia.

Pag. 296-297. «Par tuttavia tra quelle milizie tumultuarie, composte la massima parte di gente eccessivamente sensitiva e affatto nuova alla guerra, quel vigoroso assalto cagionò grande scompiglio, anzi fuga e sbandata che portò lo spavento fin nel cuore di Napoli.»

5º Errore. — Di fuggiaschi e di sbandati ce ne furono di certo, come ce ne sono in tutti gli eserciti e in tutte le battaglie; ma parlare «di fuga e sbandata che portò lo spavento fino a Napoli,» come se tutto l’esercito garibaldino avesse dato le spalle al primo urto, è peggio che errore. Non si può accusare di fuga e sbandata un esercito inferiore di numero che contrasta il terreno per oltre sei ore e dà tempo alle sue riserve di soccorrerlo.

«.... Ma Garibaldi, Medici, Türr ed altri capi minori con quelle poche migliaia di valorosi che loro rimasero, sostennero e rintuzzarono l’attacco, che impetuoso da principio, poi sul più bello languì e sfumò indietro per mancanza di spinta, d’alimento, di buona direzione. I soldati aveano fatto assai bene la parte loro, ma i Generali non s’accorsero nemmeno dei vantaggi che aveano ottenuto, perchè erano troppo lontani dal luogo ove le loro truppe combattevano, e sentito che il nemico resisteva, invece di mandar rinforzi e spingere innanzi comandarono la ritirata, e l’effetto fu come di una sconfitta....»

6º Errore. — La frase ambigua: «e l’effetto fu come di una sconfitta,» ci toglie di penetrare la vera intenzione dell’Autore. Se egli ha voluto dire che la sconfitta de’ Borbonici fu più apparente che reale, i particolari della battaglia da noi narrati lo smentiscono.

Pag. 297. «Anche la cavalleria v’ebbe qualche parte, con isvantaggio dei Borbonici, che furono ricacciati dagli Usseri ungheresi. I Garibaldini inseguirono fin presso Capua. La perdita dei Borbonici fu di circa duemila uomini, quella dei Garibaldini di circa millecinquecento uomini.

7º Errore. — La cifra delle perdite borboniche è arbitraria. Se tra le perdite si devon computare i prigionieri, quelle de’ Borbonici superò di certo i quattromila. Quanto ai Garibaldini dicemmo più sopra che il danno loro fu di circa cinquecento morti, milletrecento feriti, milletrecento sbandati o prigionieri; molto maggiore quindi da quello affermato dallo storico.

Pag. 297. «Se nel concetto dei Generali del re Francesco quel fatto dovea essere una ricognizione (inopportunissima), il risultato più ragionevole avrebbe dovuto esserne una vera battaglia il dì seguente. Ma così non fu. Dal canto suo Garibaldi, che in quel dì s’era veduto quasi sfuggir di mano, insieme a tanta parte delle sue forze, la vittoria e la fortuna....»