8º Errore. — Come Garibaldi, che a capo di ventimila ribatte l’assalto di quarantamila, prende loro circa tremila prigionieri e richiude il rimanente in una fortezza, si sia veduto sfuggir di mano la «vittoria e la fortuna,» davvero non sappiamo comprendere. Che far doveva Garibaldi? forse dar l’assalto a Capua?
Pag. 297. «.... Aveva chiesto al Ministro del re Vittorio Emanuele a Napoli il sussidio di alcuni battaglioni di truppe regolari, che là stavano nel porto sui navigli di S. M., e quegli avea fatto sbarcare il primo battaglione Bersaglieri e lo avea avviato in fretta a Maddaloni e Caserta....»
9º Errore. — Non fu veramente Garibaldi a chieder rinforzo delle truppe piemontesi, bensì il suo Capo di Stato Maggiore, il Sirtori; ma tralasciando questo, fa maraviglia che un ufficiale dell’esercito regolare ignori che le truppe dell’esercito settentrionale, venute da Napoli a Caserta la sera del 1º ottobre, furono non solo un battaglione di Bersaglieri, ma anche un battaglione del 1º reggimento della brigata Re.
Pag. 297. «Combattimento di Caserta (2 ottobre). — Frattanto il corpo aggirante di sinistra (generale Von Mechel), passato il Volturno a Caiazzo, era stato ritardato dalle cattive strade nella sua marcia alla volta di Caserta, sicchè la sua azione tattica nella giornata del 1º non s’era estesa più là che a tenere a bada Bixio. La mattina del 2, non avendo ancora notizia di ciò che era avvenuto il dì prima e dei mutati intendimenti del Re, quel corpo scese su Caserta. Ma intanto che un corpo di Garibaldini, rinforzato dal primo battaglione Bersaglieri, lo tratteneva di fronte sulle alture di Caserta Vecchia, Bixio da Maddaloni si portava a tagliargli la ritirata al Ponte delle Valli, in conseguenza di che una parte di quella mal capitata colonna (duemila uomini circa) posava le armi. V’era in tutto ciò motivo sufficiente da crescer l’animo ai Garibaldini e scemarlo ai Borbonici, tra i quali i malumori contro i loro ufficiali e Generali proruppero allora più violenti nelle aperte accuse di viltà e tradimento. Garibaldi rassicurato riprese il suo disegno di manovrare contro la sinistra del nemico.»
10º Errore. — Gli spropositi intorno a questa giornata sono tanti, che davvero non ci è che una frase sola per confutarli: tutto falso. Falso che il corpo aggirante di sinistra, Von Mechel, passasse il Volturno a Caiazzo; falso che mirasse a Caserta; falso che attaccasse il Bixio a Maddaloni solo per tenerlo a bada. Von Mechel era già da giorni di qua dal Volturno; veniva dalla grande strada di Piedimonte d’Alife, marciava direttamente su Maddaloni coll’intendimento di sfondare l’estrema destra garibaldina e aprirsi di là la via per Napoli. Il corpo che passò il Volturno presso Caiazzo diretto su Coperta era quello del Perrone, spalleggiato dal Ruiz, e fu arrestato il 1º d’ottobre a Castel Morone e fatto prigioniero il 2, non colla sola opera del Bixio, ma con quella altresì, come dicemmo, di Garibaldi e del Sacchi che lo circuirono dalla loro sinistra.
E basti. Se così nei nostri Istituti militari si insegna la storia delle battaglie italiane, che cosa sarà mai di quella delle altre nazioni?
[136]. La comandava il maggiore Carlo Smiles, e non il colonnello Peard (accrebbe lo sproposito stampando Pearce), come scrive il Cantù, Cronistoria, vol. III, parte II, pag. 509. Nel rimanente gli spropositi, e usiamo mite parola, di questo libro sono tanti e tali, nella parte militare principalmente, che ci è impossibile, non che confutarlo, leggerla seriamente.
[137]. Erano settemila, sopra un esercito (contando i depositi, i presidii, i servigi d’amministrazione e d’intendenza) di trentacinquemila.
[138]. Alberto Mario, Garibaldi, pag. 53.
[139]. È però ammiranda, non saprei dire se più per schiettezza o per abilità, la Nota da lui diretta il 9 novembre alla Prussia, la sola che coll’Inghilterra non avesse ritirato il suo rappresentante; e nella quale ribatteva con stupenda eloquenza tutte le censure mosse all’occupazione delle Marche e dell’Umbria dal barone Schleinitz, ministro di S. M. Prussiana nella sua Nota del 13 ottobre. Vedi Bianchi, Storia docum. citata.