[140]. Non la ottenne però che nella seduta dell’11 ottobre, in cui fu votato quest’Ordine del giorno:
«La Camera dei Deputati, mentre plaude altamente allo splendido valore dell’armata di terra e di mare e al generoso patriottismo dei Volontari, attesta la nazionale ammirazione e riconoscenza all’eroico generale Garibaldi che, soccorrendo con magnanimo ardire ai popoli di Sicilia e di Napoli, in nome di Vittorio Emanuele restituiva agl’Italiani tanta parte d’Italia.»
E questo articolo di legge:
«Il Governo del Re è autorizzato ad accettare e stabilire per reali decreti l’annessione allo Stato di quelle provincie dell’Italia centrale e meridionale, nelle quali si manifesti liberamente, per suffragio diretto universale, la volontà delle popolazioni di far parte integrante alla nostra Monarchia costituzionale.»
Fu in quel giorno che il conte di Cavour pronunciò uno de’ più eloquenti ed ispirati discorsi della Tribuna italiana; e, per ardimento di concetti, uno de’ più rivoluzionari che uomo di Stato abbia pronunciato da cento anni a quest’oggi. Vedi Il Conte di Cavour in Parlamento, Discorsi raccolti da I. Artom e A. Blanc. Un volume. Firenze, Barbèra, 1868.
[141]. È uno degli scritti più infelice del Farini, che pure ne dettò in quegli anni di felicissimi.
[142]. Vedi l’Ordine del giorno del 28 settembre 1860. Pecorini, op. cit. pag. 218-219:
«Caserta, 28 settembre 1860.
»Il Quartier generale è a Caserta: i nostri fratelli dell’esercito italiano comandato dal bravo generale Cialdini combattono i nemici d’Italia e vincono.
»L’esercito di Lamoricière è stato disfatto da quei prodi. Tutte le provincie serve del Papa sono libere. Ancona è nostra: i valorosi soldati dell’esercito del Settentrione hanno passato la frontiera e sono sul territorio napoletano. Fra poco avremo la fortuna di stringere quelle destre vittoriose.