[150]. Notizie sul plebiscito nelle Provincie napoletane, pag. 334.
[151]. Caranti, Notizie sul plebiscito, ec., pag. 335.
[152]. Ecco il Discorso pronunziato in quel giorno:
«In questa Capitale regna la discordia e l’agitazione. Sapete voi chi l’ha eccitata? Quegli stessi che mi hanno impedito di combattere gli Austriaci con quarantacinquemila Volontari; che nell’anno scorso mi vietarono di accorrere con venticinquemila uomini alla vostra liberazione; quegli stessi che spedirono La Farina a Palermo, e chiesero l’immediata annessione, quelli cioè che volevano impedire a Garibaldi di passare lo Stretto e cacciare Francesco II. Si è gridato: morte a questo, morte a quello! Si è gridato contro i miei amici. Gli Italiani non deggiono gridare morte l’uno contro l’altro, essi tutti deggiono stimarsi ed amarsi, perchè tutti hanno contribuito a fondare l’unità d’Italia. Quando sorge discordia, accorrete a me. Non venga una deputazione di marchesi e di principi, ma di semplici popolani, ed io disperderò i dissidii e tranquillerò gli animi. Ieri vi dissi che sarebbe venuto il Re. Oggi ho lettera di lui. Il 9 le sue truppe passarono il confine, e due giorni or sono Vittorio Emanuele si pose alla testa del suo valoroso esercito. Laonde fra breve noi vedremo il nostro Re. Durante questo stato di transizione fate che regnino dovunque la tranquillità, la prudenza, la moderazione; si mostri il popolo napoletano quel bravo popolo che è. Facciamo l’Italia una, a dispetto di quelli che la vorrebbero scissa per tenerla schiava!» — Rustow, op. cit., pag. 564.
[153]. Abbiamo sott’occhio tre Relazioni di quella importante riunione.
Alcune notizie sul plebiscito delle Provincie napoletane di Biagio Caranti, segretario particolare del Pallavicino, che scrisse colla sua approvazione, se non può dirsi sotto la sua dettatura.
Una Relazione del generale Türr, pubblicata nel 1869, che parla dei fatti, a cui fu parte e testimonio. Una Relazione infine del Giornale Ufficiale di Napoli, organo del ministro dell’interno Conforti, e che si deve ragionevolmente pensare riveduta ed approvata da lui. Se non che, mentre queste tre Relazioni, tutte ugualmente fededegne, sono concordi nei fatti sostanziali, non lo sono punto quanto ai particolari e mettono lo scrittore, costretto a prenderle per fonti, nella più grande incertezza. Sulla impossibilità pertanto di decidere quale sia la più completa e veridica, ci siamo appigliati al partito di comporre un’epitome di tutte e tre, scegliendo in ciascun racconto quelle parti che riferendosi a parole e fatti detti o compiuti dal raccontatore medesimo, o dal suo diretto ispiratore, v’è fondata ragione di credere che siano le più genuine. Il caso di veder narrato diversamente il medesimo fatto dagli stessi testimoni o attori è, pur troppo, frequentissimo, e fa correre per le vene dei terribili brividi di dubbio sull’autenticità della storia.
[154]. Il 15 ottobre fu anche il giorno, in cui pubblicava il decreto da noi citato più innanzi a pag. 225. In quel giorno eran già entrati in linea sotto Capua a sollievo dei Garibaldini estenuati un reggimento di linea e tre battaglioni di Bersaglieri dell’esercito settentrionale.
[155]. Il 15 ottobre Garibaldi scriveva e mandava da Sant’Angelo quest’altro Manifesto:
«Per adempiere ad un voto indisputabilmente caro
alla Nazione intera determino: