»G. Garibaldi.»

(Pecorini-Manzoni, op. cit., pag. 291.)

[157]. Aveva seco due brigate della divisione Bixio; la brigata Eber e De Giorgis della divisione Türr e la Legione inglese.

[158]. Di questo incontro di Garibaldi col Re fu molto favoleggiato. Fra le altre cose all’epico saluto di Garibaldi fu messa in bocca del Re la condegna risposta: «Salute al mio migliore amico,» che il Re non diede.

Anch’io in altri scritti credetti al romanzo. Alberto Mario mi disinganna. La risposta del Re fu assai più prosaica, ma vogliamo ritenere non meno cordiale.

[159]. Alberto Mario, Garibaldi, pag. 78.

[160]. Forse, accettata l’offerta di Garibaldi, non sarebbe toccato all’esercito piemontese lo scacco del Garigliano (29 ottobre). Il tragitto del Garigliano avrebbe potuto essere tentato o almeno minacciato in più punti e avvenire prima e molto facilmente e sicuramente. E vado più in là: se Garibaldi fosse stato avvisato in tempo dell’avanzarsi de’ Sardi, avrebbe potuto passare prima in qualche punto il Volturno, e impedire o almeno turbare in modo tale ai Borbonici il passaggio del Garigliano da renderlo loro esiziale.

[161]. Lettera di Garibaldi al re Vittorio Emanuele, 29 ottobre 1861.

[162]. I commenti per quella mancanza furono molti, acerbi e lunghi. Noi non possiamo credere ad una pensata scortesia; ma nessun impedimento doveva trattenere Vittorio Emanuele dal rendere all’esercito meridionale quel meritato onore. Se il giorno 6 il Re era impedito, la rivista poteva differirsi, ma egli doveva assistervi.

Altre volte, in quei giorni, il Re, mal consigliato, mancò alle forme della cortesia, che erano in quel caso anco le forme della buona politica.