«L’Ungheria e le provincie danubiane sono pronte a sollevarsi, e il moto si estenderà infallibilmente alle coste adriatiche. Venezia freme sotto il giogo; e da Venezia la rivoluzione si estenderà al Tirolo italiano. In quindici giorni si può mettere il fuoco da Mantova a Galatz, e quando questa immensa rivoluzione in luogo d’essere abbandonata alle sole sue forze, come suole avvenire in simili casi, fosse sostenuta da un’armata italiana, capace non di vincere, secondo il nostro avviso, ma di tenere in iscacco l’austriaca, non credete che le probabilità a noi favorevoli siano meravigliosamente accumulate e che noi azzardiamo assai meno che non sembri?
[177]. Il generale Türr e G. B. Cuneo. Vedi una corrispondenza da Caprera alla Perseveranza del 23 gennaio 1861.
[178]. Lettera di Garibaldi al Bellazzi del 29 dicembre 1860:
«Caprera, 29 dicembre 1860.
»Caro Bellazzi,
»Io desidero l’apertura concorde di tutti i Comitati italiani per coadiuvare al gran riscatto. Così Vittorio Emanuele, con un milione d’Italiani armati, questa primavera chiederà giustamente ciò che manca all’Italia.
»Nella sacra via che si segue io desidero che scomparisca ogni indizio di partiti, i nostri antagonisti sono un partito, essi vogliono l’Italia fatta da loro col concorso dello straniero e senza di noi. Noi siamo la nazione, non vogliamo altro capo che Vittorio Emanuele; non escludiamo nessun Italiano che voglia francamente come noi. Dunque sopra ogni cosa si predichi energicamente la concordia, di cui abbisogniamo immensamente.
»Vostro G. Garibaldi.»
(Pungolo di Milano, 9 gennaio 1861.)
[179]. Il generale Bixio non accettò l’incarico, riservandosi di conferire col generale Garibaldi a Caprera.