»Alcune mie parole malignamente interpretate hanno fatto supporre un concetto contro il Parlamento e la persona del Re.

»La mia devozione ed amicizia per Vittorio Emanuele sono proverbiali in Italia, e la mia coscienza mi vieta di scendere a giustificazioni.

»Circa al Parlamento nazionale, la mia vita intera, dedita all’indipendenza e alla libertà del mio paese, non mi permette neppure di scendere a giustificarmi d’irriverenza verso la maestosa Assemblea dei rappresentanti di un popolo libero, chiamata a ricostituire l’Italia e collocarla degnamente accanto alle prime nazioni del mondo.

»Lo stato deplorabile dell’Italia meridionale e l’abbandono in cui si trovano così ingiustamente i valorosi miei compagni d’armi, mi hanno veramente commosso di sdegno verso coloro che furono causa di tanti disordini e di tanta ingiustizia.

»Inclinato però alla santa causa nazionale, io calpesto qualunque contesa individuale, per occuparmi unicamente ed indefessamente di essa.

»Per concorrere quanto io posso a cotesto grande scopo, valendomi dell’iniziativa parlamentare le trasmetto un disegno di legge per l’armamento nazionale e la prego di comunicarlo alla Camera secondo le forme prescritte dal Regolamento.

»Nutro la speranza che tutte le frazioni della Camera si accorderanno nell’intento di eliminare ogni superflua digressione, e che il Parlamento italiano porterà tutto il peso della sua autorità nel dare spinta a quei provvedimenti che sono più urgentemente necessari alla salute della patria.

»Torino, 12 aprile 1861.

»G. Garibaldi.»

[188]. Ed ecco i principali articoli del suo progetto: