»Caro Signore,
»Ho veduto il signor Sanford, e sono dolente d’esser costretto a dire che non posso andare pel presente agli Stati Uniti. Non dubito del trionfo della causa dell’Unione, e che avvenga presto; ma se la guerra dovesse per mala sorte continuare nel vostro paese, io vincerò tutti gli ostacoli che mi trattengono, e mi affretterò a venire alla difesa di quel popolo che mi è tanto caro.
«G. Garibaldi.»
[198]. Parole di Celestino Bianchi, segretario generale del Ministero dell’interno, in una sua lettera a Pier Carlo Boggio, deputato al Parlamento, intitolata: Il barone Ricasoli, Mazzini, Garibaldi e i Comitati di provvedimento. Torino, 1862, pag. 11.
[199]. Una notizia dell’Italie giornale ufficioso, telegrafata il 9 (sera) dall’Agenzia Stefani a tutta la stampa, diceva: «Secondo le nostre informazioni, la conferenza di ieri tra Garibaldi e Rattazzi avrebbe avuto importantissimi risultati, di natura da esercitare grande influenza sui destini del paese.»
[200]. Li dovevano comandare il maggiore Bideschini e il capitano Baghino. Giuseppe Guerzoni doveva tenere le funzioni di Capo di Stato Maggiore. I Carabinieri si organizzavano in Genova, onde il nome di Carabinieri genovesi, e gli arruolati ai primi d’aprile sommavano già a millecinquecento.
[201]. Il fatto fu negato invano. Il Crispi l’affermò recisamente in pieno Parlamento (Seduta del 3 giugno 1861) ed al Rattazzi stesso mancò l’animo di smentirlo. Del resto noi abbiamo l’aneddoto dalle labbra stesse del dottor Ripari, che fu appunto la persona incaricata da Garibaldi di chiedere al commendator Capriolo, segretario generale dell’Interno e alter ego del Rattazzi assente, la consegna della somma promessa.
[202]. Vedi Giuseppe Pasolini, Memorie raccolte da suo figlio. Imola, tip. I. Galeati, 1880, pag. 297.
[203]. Val la pena di riprodurre qui il discorso di Garibaldi pronunziato nel teatro di Parma che venne dai giornali travisato.
Lo togliamo dalla Gazzetta di Parma del 2 aprile: