[213]. Frammenti citati, pag. 13 e 14.

[214]. Lo accompagnarono a Palermo, oltre il figlio Menotti, Enrico Guastalla, Giuseppe Missori, Giacinto Bruzzesi, Agostino Lombardi, Giuseppe Guerzoni, Giovanni Basso e in qualità di segretario Giuseppe Civinini.

[215]. Troviamo la frase in un periodo dei citati Frammenti, pag. 16:

«Addio Marsala! terra di felice augurio. — Anche questa volta il tuo bravo popolo mi spinse ad opera buona — e rispose con risoluzione ed entusiasmo al mio grido di Roma o Morte — che il dispotismo crede d’aver sepolto con due palle di carabina; ma ch’io spero non passerà molto — udremo risuonare ancora più terribile di prima. — E come riveder Marsala senza concepire il progetto di ripigliare il tronco cammino? Forse perchè Buonaparte lo vietava? Ed io ho mai temuto Buonaparte?

»Oh! Italiani — penetratevi una volta delle mie ragioni e persuadetevi che i tiranni hanno paura, se non si temono.»

[216]. Giuseppe Guerzoni, Enrico Guastalla, Giovanni Chiassi. Accennai il fatto anche nella mia Vita di Nino Bixio, pag. 309.

[217]. Fu scritto da Giuseppe Civinini, che faceva allora da suo segretario.

[218]. Proclama del Re agl’Italiani, del 3 agosto 1862.

[219]. Così la lettera dell’Albini come la risposta del Generale furono vedute dal generale Cugia e dal deputato Miceli, che l’attestarono nella tornata della Camera dei Deputati del 25 novembre 1862.

[220]. Ciò è attestato, fra gli altri, dall’Autore della Verità sul fatto d’Aspromonte per un testimonio oculare. Milano, 1862, pag. 26. Che la lettera poi fosse quella dell’ammiraglio Albini è supposizione nostra, ragionevole crediamo, ma pur sempre supposizione.