[251]. Manifesto all’Emigrazione polacca da Caprera, 5 febbraio 1863, pubblicato dal Diritto.
[252]. Vedi l’indirizzo da Caprera ai prodi dell’esercito russo, pubblicato dal Diritto e riprodotto nel Pungolo di Milano del 7 marzo 1863.
[253]. La lettera del Langievicz a Garibaldi fu pubblicata da parecchi giornali e tra gli altri dalla France. La troviamo ricordata anche nell’opera: Fatti della Polonia dal 1863 in poi, Venezia 1863, pag. 161.
[254]. Rammentiamo con uguale rimpianto il prode toscano Stanislao Bechi, fucilato dai Russi a Wloclaweck, la mattina del 17 dicembre 1863.
[255]. Crediamo il generale Wisoky e il signor Charnewsky.
[256]. Ciò si legge nel citato opuscolo su Garibaldi del Maggiore Bideschini, pag. 35. Il piroscafo giunto a Genova fu staggito dalla polizia.
[257]. Si allude alle molte trame di insurrezioni, di spedizioni, di sbarchi orditi a Londra dall’infaticabile genio rivoluzionario di Giuseppe Mazzini, che era riuscito in tra il finire del 1863 e il cominciare del 1864 ad avvolgere ne’ suoi disegni d’insurrezione in Transilvania e Gallizia non solo il generale Garibaldi e il generale Klapka, ma per qualche tempo lo stesso re Vittorio Emanuele, che di congiurare un po’ a insaputa de’ suoi ministri s’era sempre compiaciuto. — Vedi fra gli altri Politica segreta italiana (1863-70). Torino, Roux e Favale, 1880: specie il cap. II e III.
[258]. Citeremo i nomi dei principali, come in parte li ricordiamo noi stessi e in parte li troviamo scritti nei giornali inglesi. E primo di tutti il signor John Richardson, notabile nel ceto dei commercianti, capo del Comitato delle dimostrazioni garibaldine nel 1862 ed ora presidente dello stesso Comitato per ricevere Garibaldi in Inghilterra. Indi il signor Peter Steward, ricco banchiere; il signor Andrews, membro del Consiglio della Peninsular and Oriental Company; il signor Roberto Taylor, proprietario di Glascow; il signor Cowen, industriale di Newcastle; i signori Seely, Ashley, Kinnaird, Peter Taylor, membri del Parlamento; Lord Shaftesbury e Lord Sutherland, membri della Camera dei Lordi; il signor Stansfeld, già segretario di Stato nel Gabinetto Palmerston; il signor Chambers, tenente colonnello dei Rifles Volunteers; il prof. Balley, l’avv. Edmondo Beales; indi la signora Sara Nathan, la signora Stansfeld, la signora Wight, la signora Ashurth, la signora Schwabe; infine tutta la Colonia italiana, di cui eran principali Panizzi, direttore del British Museum; l’ottico Negretti; i maestri di musica Campana e Arditi; i signori Costa, Semenza, Vivanti, Serena, Fabbricotti ed altri.
[259]. «He know the General would never lift a finger to disturb the England,» frase d’un libro recente su Garibaldi uscito in Inghilterra: The Life of Giuseppe Garibaldi, by J. Theodore Bent, B. A. Oxon. Londra, Longmans, Green and Co. 1881, pag. 219; libro del resto compilato sopra notizie inesattissime, di cui non si veggono nè i documenti nè le fonti, e che soltanto in questa parte del viaggio d’Inghilterra può prestare qualche lume e qualche sussidio.
[260]. Il Daily Telegraph, amico a quei giorni del Gabinetto Palmerston, scriveva così: