«Tutte le voci corse sulla completa guarigione di Garibaldi erano quasi interamente false. La ferita ricevuta al piede fa pochi progressi verso la guarigione, se pure ne ha fatti. Alcuni sintomi poterono essere attenuati dal sollievo derivato dall’estrazione di una parte dell’osso fratturato. Ma la ferita in sè non è guarita. La spossatezza, ancor più che il male, ha grandemente influito sulla salute del Generale, e malgrado il vigore della sua costituzione che non ha cessato di manifestarsi nella potenza della sua voce, nella vivacità del suo spirito, nell’energia del suo patriottismo, che è in lui un’affezione personale ed appassionata, egli è tuttora in uno stato di notevole debolezza. Sorse dunque naturalmente l’idea che il mutamento di clima potesse avere un effetto benefico sulla sua salute e contribuire a produrre la guarigione così a lungo ritardata.
»Si opinò eziandio che a Londra Garibaldi troverebbe cure mediche tali da farlo guarire perfettamente. Pertanto il Generale accettò il privato invito di venire in Inghilterra.
»Egli sbarcherà a Brook nell’isola di Wight, ove passerà un mese.»
[261]. Io dimoravo allora a Caprera presso il Generale prestandogli per preghiera sua e d’amici l’ufficio di segretario; onde ero in grado di seguire giorno per giorno le vicende di quel progetto di viaggio e per la confidenza di cui il Generale mi onorava, di conoscere su quell’argomento i suoi più intimi pensieri. La signora Chambers invece, credendomi avverso al progetto, diffidava di me e non me ne parlava affatto. La buona signora s’ingannava; certo a me premeva che il Generale non s’impegnasse in un intrigo di partiti stranieri e fosse vittima o strumento degli interessi o delle vanità di chicchessia; ma se il viaggio poteva farsi con tutte quelle condizioni che a me parevano necessarie a salvare con la dignità del Generale quella d’Italia, io lo desiderava quant’altri mai. Tutta la mia opposizione consisteva dunque nel consigliare il Generale ad andar cauto; ad informarsi bene chi fossero le persone che lo invitavano e quale mandato avessero, e quale credito godessero; e soprattutto quali fossero gl’intendimenti del Governo inglese, che sino allora almeno, erano rimasti incerti. Non appena però giunse a Caprera la lettera del signor Thornton Hunt, il Generale me ne parlò subito; e come io m’arrischiai ad esprimergli il desiderio di vederla, egli se la fece dare dalla signora Chambers, e il giorno dopo me la mostrò. Ora avendola io letta e riletta, anzi analizzata col Generale stesso, giacchè mi pareva che essa contenesse molte frasi ambigue, così ho potuto ritenerne nella mente i principali concetti, e, senza tema d’errare, riprodurli. Ne discussi anzi colla signora Chambers, la quale ormai saputomi partecipe d’ogni segreto, temendo forse di far peggio continuando a trattarmi ostilmente, cominciò prima a farmi vedere quella famosa lettera di cui ella magnificava più del giusto la importanza; poi a farmi via via molte confidenze, le quali non contenevano certo che una piccola dose di verità; ma tutta quella verità che una accorta diplomatica sua pari, era in dovere di confidare ad un occulto ed astuto rivale della mia forza!
[262]. Per non dire d’altri, lo scrittore di queste pagine.
[263]. Parrà strano certamente e bisognevole di qualche spiegazione che un bastimento d’una Compagnia postale potesse, senza legittima causa e per servigio d’un privato, deviare dalla sua rotta, venendo meno manifestamente ai propri doveri ed ai propri statuti. Ma dovunque compaia Garibaldi, alle violazioni delle norme comuni bisogna essere preparati. Eccone però la spiegazione. Fra i più caldi amici e zelanti fautori del viaggio v’era pure, come già s’è detto, un certo signor Andrews, ricco commerciante, Mayor di Londra nel 1848, e della Peninsular and Oriental Company forte ed influentissimo socio. Ora, essendosi questo signor Andrews tolto l’assunto di fornire al Generale i mezzi di trasporto, potè anche ottenere dalla sua Compagnia di navigazione una concessione che altri certamente non avrebbe potuto. E la concessione fu questa: che uno dei bastimenti della Peninsulare incaricati della valigia postale tra Marsiglia, Genova e Malta appoggiasse per poche ore a Caprera e vi imbarcasse il Generale.
Siccome però quella deviazione sarebbe parsa una troppo flagrante violazione degli statuti, della quale avrebbero potuto essere chiamati a rispondere anche i governi delegati alla sorveglianza di quella Società, così fu pensato e adoperato quest’espediente. A Marsiglia c’era un vecchio vapore in riparazione, la Valletta; faccia essa il viaggio; appoggi al momento opportuno nelle acque della Maddalena; e se alcuno gli fa carico dello sviamento dia per scusa lo stato mal sicuro del bastimento, e la necessità di nuove riparazioni. Così fu escogitato, combinato, eseguito; così avvenne che un vapore postale della più grande Compagnia di navigazione di quell’anno abbandonasse la propria rotta e facesse aspettare per più di sei ore la Valigia delle Indie, per fare il comodo di Giuseppe Garibaldi e de’ suoi amici.
[264]. Il braccio orientale del Canale di Southampton.
[265]. In conferma delle sue intenzioni, Garibaldi lasciò al signor Negretti un biglietto, nel quale diceva che «non desiderava d’avere dimostrazioni politiche, e soprattutto non eccitare tumulti.» Questo biglietto fu subito pubblicato nei giornali.
[266]. Fu da tutti notato che il signor Seely, sbarcato a Cowes, in luogo di far tenere a Garibaldi la strada comune che passa per Newport ed altri luoghi popolosi dell’Isola, lo fece poi passare per strade traverse con gran delusione di quelle popolazioni che attendevano al passaggio l’eroe, ansiose esse pure di vederlo. Ma il signor Seely diede per ragione, di evitare al Generale altre dimostrazioni che l’avrebbero stancato e forse nociuto alla sua salute. Ognuno intende però che tutte quelle cure non erano che un eccesso di zelo del bravo gentiluomo. Del rimanente il giuoco del signor Seely e soci era già scoperto; infatti nella stessa mattina del 3 aprile un signor Walk tenne a Southampton un meeting di operai per protestare contro coloro che volevano monopolizzare Garibaldi.