[293]. Arrivava verso le 11 del mattino. Lo seguivano il dottore Albanese, il segretario Guerzoni, i figli ed altri. Prendeva alloggio nella casa del signor Luigi Mansi.
[294]. La Politica segreta italiana già citata.
[295]. Il 2 maggio in un suo biglietto autografo il Re faceva al Mazzini questa risposta:
«Non è da ammettersi la frase che si sia tenuto a bada il partito d’azione, mentre gli si fece sempre intendere in modo netto e preciso che qualunque moto, sia interno, sia avente per iscopo un’iniziativa verso il Veneto, sarebbe stato impedito con ogni mezzo energico di cui si può disporre.
»Essere pertanto una prova insensata che si tenterebbe senza risultato di sorta, che cagionerebbe guai a deplorarsi per parte dei motori.
»La Polonia mancò ognora nelle varie sue fasi insurrezionali della forza vitale di espansione, e questa è la principale cagione della sua rovina, forse potrebbe rinascere come la fenice dalle proprie ceneri, estendendo le sue ramificazioni in Gallizia, Principati ed Ungheria, dove il terreno sarebbe facile à exploiter se vi fossero uomini energici ed audaci che servissero di trait-d’union.
»Se i moti in Gallizia estesi alle citate contrade prendessero le proporzioni di una spontanea popolare insurrezione da tenere fortemente occupata l’Austria, allora sarebbe necessario anzitutto d’aiutarla con un nucleo d’Italiani determinati, e così riuniti vari fecondi elementi, tutti ostili al principale nemico, si potrebbe condurre a compimento il comune desiderio.
»V. E.»
(Politica segreta ec., pag. 72-73.)
[296]. «Ottenendo il moto galliziano anteriore, il moto veneto dovrebbe seguire immediato.... Intendendo che il moto veneto segua rapidamente, è necessario aumentare l’armamento fin d’ora. Quindi la richiesta di restituzione dell’armi e del rinvio d’un uomo persecutore (Spaventa), che d’altra parte è screditato per ogni dove e disonora il governo.»