La via del Tonale, oltre che la più aspra e la più lunga, espone l’assalitore che non possegga gli sbocchi laterali superiori ad essere ad ogni passo circuito e stroncato dalla sua base. Circa poi all’idea di trarre dalla Valcamonica un appoggio più efficace alle operazioni delle Giudicarie, essa era certamente buona, ma non poteva essere praticata che a condizione che l’invasore fosse già padrone della chiave delle Giudicarie o almeno vi tenesse un piede tale da potervi con sicurezza attendere i soccorsi e combinare le sue mosse colle colonne laterali che dovevan cooperar con lui. Ed a questo sappiamo che Garibaldi pensò inviando l’ordine al colonnello Cadolini fino dal 14 luglio, fino dunque dall’ingresso vero in Tirolo, di marciare col suo reggimento per la valle di Roucon alle spalle di Lardaro. Che se il Cadolini non riescì alla meta che assai tardi, fu perchè nel frattempo Garibaldi si era rivolto alla Val di Ledro ed aveva posto in seconda linea l’investimento di Lardaro e la conquista delle Giudicarie.
Tutt’al più può essere rimproverato a Garibaldi di non aver inviato in Valcamonica una forza maggiore, che fosse in grado così di scuotere i difensori del Tonale con abili assalti, come di tener desta e legata l’attenzione del generale Kuhn per la sua estrema destra. Ma Garibaldi può ancora rispondere: «E quando l’aveva io questa forza maggiore disponibile?» Fino al 1º luglio dei suoi dieci reggimenti egli non aveva in mano che la metà; mandò dunque quel che poteva.
[327]. Vedi la sua opera magistrale Gebirgeskrieg compendiata dal capitano Chioffredo Hugues nel suo opuscolo: La Guerra di Montagna. Modena, 1872.
[328]. Superfluo il dire che così nella enumerazione, come nella dislocazione delle forze nemiche noi abbiamo attinto soltanto ad opere e documenti di fonte ufficiale ed austriaca; quali il rapporto ufficiale sulla guerra del 1866: Oesterreichs Kämpfe im Jahre 1866, nach Feldachten bearbeitet durch das K. K. General Stabs Bureau für Kriegs Geschichte. — Wien, 1869. Verlag des K. K. General Stabs; Fünfter Band: Die Vertheidigung Tirols.
E il libro stesso del generale Kuhn, La Guerra di montagna, traduzione del capitano Hugues, da noi citato negli esempi che illustrano la parte teorica.
Anche l’opera Geschichte des Feldzuges 1866 in Italien, ec. von Alexander Hold, Hauptmann im K. K. General Stabs — Wien 1867, ha valore quasi ufficiale, e certamente molto pregevole.
E di queste sole opere ci serviremo per conoscere e giudicare delle operazioni degli Austriaci.
[329]. Dobbiamo dir così non sapendo nè chi quell’ufficiale fosse, nè a chi spetti la responsabilità di quell’errore. A custodia di Val d’Ampola v’era il settimo reggimento; ma non potremmo dire che il torto di non aver occupato Rocca Pagana sia imputabile al suo comandante. Certo Garibaldi la credeva occupata, e restò quasi sbalordito dalla sorpresa quando il 16 mattina vi vide comparire i Cacciatori austriaci.
[330]. Così i movimenti di queste truppe, come le loro forze, le desumiamo dal citato libro, La guerra di montagna del barone generale Kuhn, versione di Hugues, pag. 90-91 e seguenti, come dalla Relazione ufficiale dello Stato Maggiore austriaco, già citata.
[331]. Vedi Rustow nella sua Guerra del 1866 in Germania ed in Italia. Milano, 1867, pag. 332.