[359]. Il comandante la crociera aveva noleggiato due o tre latini per aiuto alle navi regie.

[360]. Vedi la Deposizione del comandante Isola nel Rapporto della Commissione superiore d’inchiesta composta del vice-ammiraglio Serra, presidente, contr’ammiraglio De Viry e contr’ammiraglio Riboty, membri.

[361]. Vedi, sulle cagioni della dimissione del ministero Rattazzi, Documenti sugli ultimi avvenimenti, pag. 148-149 e la fine del secondo discorso del Rattazzi stesso sulle interpellanze Miceli e La Porta sui fatti di Mentana, pronunciato nella seduta del 19 dicembre 1867. Discussioni della Camera dei Deputati, Sessione 1867, vol. III, dal 14 luglio al 23 dicembre.

[362]. Uno l’aveva scritto a bordo della paranza San Francesco, ed aveva per motto: Redimere l’Italia o morire; per brevità l’omettiamo.

[363]. Dolente che la economia di questo lavoro mi vieti di dare al magnanimo gesto la meritata ampiezza, rimando il lettore a quanto ne scrissi io stesso nella Nuova Antologia del giugno 1868. Quelle pagine non hanno alcun valore letterario, ma le scrissi colle lacrime più calde del mio cuore, e soltanto come un fiore di più, deposto sulla tomba di quei santissimi martiri, amo ricordarle.

[364]. «In questo lavoro di Penelope, in questa vicenda d’invio e di ritorno di Volontari, la forza maggiore presente al campo nel corpo di operazione del centro fu quella raggiunta dopo l’arrivo del generale Garibaldi dalla vittoria di Monte Rotondo in poi, cioè di ottomila uomini, forza che riprese ben tosto decrescenza nonostante il ricambio con nuovi arrivati.» Fabrizi, Mentana, pag. 15.

Anche Menotti somma ad ottomila uomini le forze dell’intero corpo dopo Monte Rotondo. Ora se si calcola che alcuni battaglioni già formati e molti Volontari isolati aveano raggiunto dopo quella vittoria il campo, la nostra cifra di settemila uomini è la più prossima al vero.

[365]. «...... Ad una giornata del più lodevole contegno per parte de’ Volontari, successe quella di una deplorabile ed estesa defezione, che continuò sino alla mattina del 3, in cui i Volontari rimasti si rianimarono pel movimento ordinato su Tivoli.» Fabrizi, Mentana, pag. 18.

[366]. Fu in que’ giorni che il ministro Rouher disse all’Assemblea francese il suo famoso Jamais.

[367]. Quello che cantava nel Galpon de Chargucada: