«Caprera, 10 di novembre.
»Miei cari amici,
»Io era deciso di tacere, non per indifferenza alla causa della nazione spagnuola, che tanto amo e ammiro, non per mancanza d’interesse alla gloriosa rivoluzione che voi ultimaste tanto eroicamente, ma per non immischiar la mia voce al rumore che amici e nemici fanno intorno a voi; mentre voi abbisognate di calma per costituirvi in un modo degno della grande nazione che pose la sua sovranità sulle rovine d’un trono esecrato. Oggi da voi richiesto, io dirò francamente l’opinione mia.
»Proclamate la repubblica federale, e immediatamente nominate un dittatore per due anni.
»La Spagna non manca di uomini onesti che possano governarla meglio di qualunque dei moderni feudalisti europei, che mantengono questa parte del mondo in guerre continue, in desolazioni ed in miserie.
»Non cadano i vostri ammirabili e valenti capi nello stesso errore del buono, ma credulo ed ingannato Lafayette, che lasciò alla Francia l’eredità di due rivoluzioni e la tirannide.
»Lo spauracchio della repubblica, di cui si servono con tanta abilità i despoti ed i gesuiti, nasce dalle esorbitanze della grande rivoluzione dell’89, che, a forza di allontanare il despotismo e sublimare la libertà, terminò col gettarsi nelle braccia di un tiranno avventuroso.
»Voi già avete provato colla moderazione la più esemplare che il vostro sistema non è quello della ghigliottina, e quindi la vostra rivoluzione può inspirare fiducia anche alle code di paglia, che disgraziatamente non sono poche.
»La repubblica è il governo della gente onesta, e se ne vide la prova in tutte le epoche. Esse durano mentre virtuose, e cadono quando corrotte e piene di vizi.
»La Svizzera e gli Stati Uniti si sostengono senza dittatura, è vero; quantunque i Washington ed i Lincoln fossero i dittatori morali, quando lo necessitò la patria americana.