»La Spagna trovasi in una condizione speciale; molti e forti pretendenti; influenze gesuitiche in casa e molto vicine; e infine un carattere nazionale, generoso e cavaliero (sic), ma nello stesso tempo molto inquieto; per cui si ha bisogno d’un governo giusto ma molto energico.

»La sovranità nazionale acquistata passi alle Cortes costituenti col suffragio universale, e queste non si occupino d’altro che di trovare nel seno della nazione l’uomo capace di costituire la Repubblica degnamente e di tornare ai suoi focolari dopo due anni, accompagnato dalle benedizioni dei suoi concittadini riconoscenti.

»Ecco quanto auguro ad una nazione che io amo, e sono il

»vostro
»G. Garibaldi.»

[375]. A que’ giorni appunto scriveva il romanzo Clelia, o il Governo del Monaco, pubblicato nel 1870.

[376]. Il signor Crémieux disse: «Oh ce cher Garibaldi, que de plaisir j’aurais à le voir! Ah si nous pouvions le faire entrer à Paris, quel effet ça produirait!...» ec. — Vedi Garibaldi et l’armée des Vosges, Récit officiel de la Campagne, avec documents, etc. par le général Bordone, chef d’État Major de l’armée des Vosges. Pag. 15. Paris, 1871.

[377]. Il signor Gent, uno dei segretari del governo di Tours, telegrafò al Prefetto di Marsiglia: «Faites à Garibaldi un accueil splendide,» ma firmò egli solo; e più tardi nessun ministro volle assumere la responsabilità di quel telegramma. Vedi Bordone, op. cit., pag. 20.

[378]. Bordone, pag. 13.

[379]. Bordone, op. cit., pag. 244.

[380]. Alludiamo al colonnello Chanet, che disertò sotto Autun come vedremo più tardi.