[388]. Bordone, op. cit., pag. 332.
[389]. Nella sua lettera al generale Fabrizi, stampata prima nella Riforma e riprodotta dal Bordone, pag. 420-421.
[390]. Non possiamo contare i diciottomila uomini di gardes mobilisés del generale Pellissier, che non dipendevano direttamente da Garibaldi, e nei giorni di Dijon non vollero uscire a combattere, anzi misero la confusione tra i combattenti.
[391]. Egli stesso lo giudicò una temerarietà nella lettera succitata al Fabrizi.
[392]. «E l’Internazionale? Che necessità di attaccare un’associazione, quasi senza conoscerla? Non è essa una emanazione dello stato anormale, in cui si trova la società del mondo? E quando essa possa essere tersa da certe dottrine, forse introdottevi dalla malevolenza de’ suoi nemici, essa non sarà la prima, ma certo non potrà non essere la continuazione dell’emancipazione del diritto umano.
»Una società (dico l’umana) ove i più faticano per la sussistenza, ed ove i meno con menzogne e con violenze vogliono la maggior parte dei prodotti dei primi, senza sudarli, non deve suscitar essa il malcontento e la vendetta di chi soffre?
»Io desidero che non succeda all’Internazionale, come al popolo di Parigi, cioè di lasciarsi sopraffare dagli spacciatori di dottrine, onde essere spinta a delle esagerazioni e finalmente al ridicolo; ma che studi essa bene gli uomini che devono condurla sul sentiero del miglioramento morale e materiale prima d’affidarvisi.
»Soprattutto si astenga dalle esagerazioni ove cercheranno di condurla gli agenti della monarchia e del clero per perderla nell’opinione delle classi agiate, sempre tremanti davanti al terribile spettro della legge agraria. E le classi agiate si persuadano bene, che non sono i molti sergents de ville ed i grandi eserciti permanenti che costituiscono la sicurezza d’uno Stato e della proprietà individuale, ma un governo fondato sulla giustizia per tutti. E di ciò ne hanno un troppo eloquente esempio nella Francia.
»Io vengo ad assidermi ad un banchetto, ove ho diritto come voi. Non tocco il patrimonio vostro, benchè più pingue del mio, ma non toccate questo poco, che stillo dalla mia fronte, cogli odiosi mezzi che avete impiegato finora, di tasse sul macinato, sul sale e con tante altre ingiustizie che gravitano sulla mia miseria.
»Soprattutto non mi venite colle speciose bugiarde ragioni di pubbliche sicurezze e di preposti, di cui voi abbisognate, e ch’io debbo pagare; di esercito per la difesa della patria, che difende voi, le vostre prepotenze, e mi priva delle braccia valide, che potrebbero migliorare la condizione del paese e la mia.»