[393]. Garibaldi intervenne alla tornata del 25 novembre in cui Benedetto Cairoli presentò la sua mozione di biasimo sugli arresti di Villa Ruffi, e votò naturalmente con lui contro il Ministero.
Era la prima volta dacchè Roma lo elesse deputato che interveniva alla Camera e così al suo apparire come al pronunciare del giuramento la sala scoppiò in applausi fragorosissimi.
[394]. Voleva un ministero Crispi, Cairoli, Zanardelli, Nicotera, Villa, Mancini: coloro precisamente che in quel momento più si dilaniavano.
[395]. Ecco il testo della Legge:
«Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato: Noi abbiamo decretato e decretiamo:
»Articolo unico.
»In attestato di riconoscenza della nazione italiana al glorioso concorso prestato dal generale Garibaldi alla grande opera della sua unità e indipendenza, è autorizzato il Governo del Re ad inscrivere sul gran libro del debito pubblico dello Stato una rendita di lire cinquantamila annue del consolidato cinque per cento con decorrenza dal 1º gennaio 1875, in favore di Giuseppe Garibaldi; ed è inoltre assegnata al medesimo un’annua pensione vitalizia di altrettante cinquantamila lire con la stessa decorrenza.
»Ordiniamo che la presente Legge, ec.
»VITTORIO EMANUELE.
»M. Minghetti.»