»Egli è d’avviso che la libertà d’un popolo consista nella facoltà di eleggersi il proprio governo — e questo governo, secondo lui, dev’essere dittatoriale — cioè d’un uomo solo. — A questa Istituzione dovette la propria grandezza il più grande dei popoli della terra.
»Sventura però a chi in luogo di un Cincinnato elegge un Cesare!
»Vuole poi limitata a tempo determinato la Dittatura — e solo in un caso straordinario, come quello di Lincoln nell’ultima guerra degli Stati Uniti — consentirebbe la proroga, in nessun caso accorderebbe — ereditario il potere.
»Egli però non è esclusivo: pensa che il sistema del governo veramente voluto dalla maggioranza della Nazione — qualunque esso sia — equivalga alla Repubblica — com’avviene per esempio del governo inglese.»
[414]. Vedi nel fac-simile del suo autografo pubblicato in principio al 1º volume.
[415]. Vedi il Governo del Monaco, pag. 242, e il suo Memorandum alle potenze d’Europa, scritto dal Monte Tifata, poche ore dopo la battaglia del 1º ottobre 1860.
Circa alle sue idee sulla Lingua mondiale, curioso il leggere questo brano trovato fra le sue memorie manoscritte e ancora inedite:
«Il modo dunque più indicato ad un’Unità mondiale — e che più coadiuverebbe all’Unità religiosa vera — Dio! — sarebbe una lingua universale.
»Non è questa idea mia — ma vecchia e ne lascio l’esame cronologico a chi vuol incaricarsene.
»Vado alla sostanza.