»Voler imporre una lingua qualunque delle esistenti per lingua universale credo sarebbe questione alquanto simile a quella dei preti, e l’abbandono. — Proviamo un altro espediente.
»Per esempio — vari complessi di lingue per formare un tutto — col tempo.
»Il francese sarebbe uno dei complessi — esso ha agglomerato un gran numero di dialetti delle diverse sue provincie ed ha una rispettabile estensione al di fuori.
»L’anglo-germano — od anglo-sassone immensamente propagato.
»Per le lingue orientali lascio a’ più scienziati la cura d’occuparsene — se così loro piace.
»Tu puoi occuparti del complesso — Iberitalo — formato di tre lingue: portoghese, spagnuola ed italiana, di cui conosci qualche cosa e consultare perciò tutti quegli umanitarii di quei tre paesi e delle colonie dell’America portoghese e spagnuola, che volessero essere tanto buoni da cooperarvi. — Le tre lingue hanno molte voci comuni — si può cercarle e riunirle in un principio di Dizionario, ove gettar la base d’una lingua nuova, che potrebbe frattanto essere imparata dalla gioventù dei tre paesi.
»Io non mi nascondo l’arduità dell’impresa — ma la sua importanza sembrami meritare l’attenzione degli uomini cui il progresso umano non è una chimera.
»Certo vi vorranno secoli per raggiungere il nobile scopo — ma è pur vero che se i Caldei non avessero principiato, gettando uno sguardo nello spazio — ad investigare i moti e le leggi stupende che regolano gli eterni luminari — gli odierni astronomi — non sarebbero forse così inoltrati nelle vie dell’Infinito.»
[416]. Lo raccontò Garibaldi stesso a me nell’uscire dalla casa del Palmerston. Io era rimasto con altri del seguito in una sala attigua al gabinetto in cui il Generale era entrato; ma pochi momenti dopo vidi uscire il Generale col viso tutto infiammato; ed io che lo conosceva, capii subito che il colloquio non gli era andato pel suo verso. Però in carrozza azzardai una domanda:
— Pare che vi abbiano fatto inquietare, Generale?