»Tutti questi briganti sono uomini del campo e della montagna — la suola naturale dei loro piedi non si consuma mai. Io ricordo un mio compagno di caccia contadino con cui cacciavo sui monti di Nizza — che quando entravamo in caccia toglieva le scarpe e le poneva in cintura.
»Con uomini simili si può fare facilmente trenta miglia in una notte — sorprendere il nemico, batterlo e dopo d’aver bottinato ritirarsi in luoghi sicuri.
»Senza preti quella gente svelta, coraggiosa, robusta delle popolazioni sarebbe con noi, ed agevolerebbe immensamente a raggiungere la mèta prefissa dalla nazione italiana.
»Io marciavo avanti — e — singolare — l’eletta della mia gente, in numero di circa cinquecento, marciava meco non solo, ma era obbligato di fermarla sovente perchè non passasse avanti, spinta, povera gente, anche dalla fame e dalla speranza di trovare più avanti qualche cosa da mangiare. Si giunse finalmente alla casetta forestale d’Aspromonte ove si credeva trovare alcuni viveri — ma nulla — e vi trovammo porte chiuse.
»Un campo di patate sfamò i primi giunti — che avevano pure avuto la previdenza di portare seco loro alcune fascine secche atte ad arrostire le patate, ciocchè fu eseguito in un momento. Per parte mia mangiai quelle patate arrostite deliziosamente.[231]
»Il 28 agosto, credo, giunsimo in Aspromonte in numero di circa cinquecento, ed accampammo intorno alla casetta — io dentro. I miei poveri compagni giungevano alla spicciolata in uno stato da far pietà — affranti dalla fatica e dalla fame, e sprovvisti la maggior parte del necessario vestimento. Così stesso[232] tra quella brava gioventù non si sentiva un lamento. Nel decorso della giornata giungevano sempre piccoli drappelli de’ nostri — e nello stesso tempo viveri che si erano mandati cercare — ed altri che la brava popolazione dei paesi circonvicini ci offriva spontaneamente. Così passammo quel giorno.
»Mi pare d’aver detto — che l’ultima marcia alquanto forzata — aveva il doppio oggetto di porci presto a settentrione di Reggio — e cercare da mangiare. Quest’ultimo motivo mi poneva nel caso di sollecitare la marcia — inquieto ed impaziente di trovar presto cibo per la gente, quindi immenso allungamento di colonna — e certamente la coda rimaneva indietro. In marcia cotale era impossibile trovare guide per ogni frazione della colonna. Indi deviamenti di direzione. Nella notte poi la scabrosità dei sentieri di montagna ed oscurità de’ boschi. Poi molti, dalle informazioni prese conoscevano ch’io non seguivo sulle traccie de’ paesi, ma bensì verso un campo situato al limitare d’una foresta, e prendendo consiglio dalla fame si dirigevano di preferenza verso i paesi ove si presentasse loro più probabilità di trovare de’ viveri.
»Tali e tanti motivi fecero sì che alla fine del giorno 28 ci mancarono ancora più di cinquecento dei nostri. La maggior parte di quei nostri mancanti caddero in potere della truppa che si avvicinava ad Aspromonte — e gli altri che rimasero liberi si traviavano per non essere colti dalla truppa a Santo Stefano alcune miglia distante e seppero quasi subito ch’essa s’incamminava per Aspromonte.[233] Feci subito toccare a riunione e marciare verso una posizione più conveniente ch’io già aveva riconosciuta. La posizione era magnifica — e se avessimo dovuto combattere de’ nemici anche in numero doppio di quanto era la truppa italiana io non dubitavo della vittoria.
»E qui commisi un errore che per deferenza non è citato da nessuno di quanti scrissero sul fatto doloroso d’Aspromonte; ma che in ossequio della verità io devo confessare. Non volendo combattere — perchè aspettare la truppa? Avrebbe dovuto il capo che la comandava mandarmi un parlamentario prima d’attaccare? Ma non dovevo io supporre che finalmente si voleva rompere, e che un po’ di sangue fraterno non farebbe male, e che per non dar tempo ai soldati di riconoscere chi avevano in fronte si farebbero cominciare il fuoco da lontano e subito giunti al passo di trotto — come fecero.
»Io dovevo supporre tutto questo e non lo feci. Io dovevo marciare prima dell’arrivo della truppa — lo potevo e non lo feci.