Ridotto a far la guerra, come suol dirsi, a tavolino, ed a fidarsi alle relazioni de’ suoi luogotenenti, che non sempre erano i più fedeli ed abili interpreti del suo pensiero; posto nell’impossibilità di essere egli il primo esploratore o la prima vedetta del proprio esercito, che tutto vede co’ suoi occhi, dirige colla sua voce, ravviva colla sua presenza, il Capitano del 1866 non era più in realtà che un Garibaldi dimezzato, uno spirito prigioniero del proprio corpo, privo degli strumenti principali del suo genio: il moto e la vista.

Certo, che anche ferito e chiuso fra quattro pareti, l’occhio più vigile del suo campo era sempre lui. Quel che Garibaldi vedeva, concepiva, divinava anche dal fondo della sua cameruccia di Storo, è inenarrabile e forse incredibile. Col solo aiuto d’una Carta topografica egli passeggiava su per le creste e dentro i valloni del Tirolo meglio di quegli stessi ufficiali che pur v’andavano e ne venivano ogni mattina. Quante volte non lo udimmo noi stessi indicare un sentiero, rilevare una posizione, scoprire una scorciatoia che i suoi migliori luogotenenti non avevano talvolta nemmeno sospettata! Era una meraviglia incessante; e non esitiamo ad affermare che tra tutte le campagne combattute fino allora, quella in cui emerse maggiormente la potenza geniale del nostro Capitano fu quella del Tirolo. Soltanto era, come dicemmo, una potenza i cui effetti non potevano più farsi sentire colla rapidità ed efficacia con cui si fece sentire altra volta ad altri nemici, allorquando Garibaldi, in pieno possesso di tutte le sue membra e di tutte le sue forze, era il primo nelle marcie, il primo alle avanguardie, il primo alle scoperte, l’ultimo alle ritirate, e poteva col sussidio del suo colpo d’occhio maraviglioso confermare le ispirazioni della mente e vegliarne l’applicazione. Però ringrazi il generale Kuhn, il suo bravo Kaiser-Jäger di Monte Suello: quella palla così bene aggiustata nella gamba del suo avversario gli vinse la migliore sua battaglia.

XVI.

Ed ora vediamo i due campioni alla prova. Il 6 luglio la posizione dei belligeranti era la seguente: Garibaldi col Quartier generale, il 1º reggimento ed il 2º battaglione Bersaglieri a Bagolino, e posti avanzati verso il Monte Brufione; il 3º reggimento al ponte del Caffaro con avamposti a Lodrone; il 2º tra Tremosine e Limone con avamposti verso il Monte Notta sul confine meridionale della Val di Ledro; il 7º e l’8º scaglionati lungo il Garda tra Salò e Gargnano; il 6º e il 9º in marcia da Salò a Vestone; il 5º e il 10º ancora in formazione ai due depositi di Varese e di Barletta; il 4º finalmente col 1º Battaglione bersaglieri e un battaglione di Guardie nazionali tra Edolo e Incudine a custodia della Valcamonica. Nel campo opposto invece il generale Kuhn col suo quartiere e la brigata di riserva Kaim (6921 uomini, 12 cannoni) a Bad Comano; la mezza brigata Metz (950 uomini, 4 cannoni) allo Stelvio, coll’appoggio al forte Gomogoi; la mezza brigata Albertini (1700 uomini, 4 cannoni) al Tonale coll’appoggio al forte Strino; la mezza brigata Höffern (1800 uomini, 4 cannoni) nelle Giudicarie col grosso nei dintorni di Daone; l’avanguardia tra Cimego e Condino, appoggiata al forte Lardaro; la brigata Thour (1500 uomini, 4 cannoni) a Tiarno, al punto d’incidenza della Valle di Conzei in quella di Ledro, appoggiata a destra dal forte d’Ampola, ed a sinistra da quello del Ponal; infine la brigata di riserva Montluisant (3500 uomini, 4 cannoni) scaglionati in seconda linea tra le Arche e Fiavè, postura centrale tra le Giudicarie, Val di Ledro e la Valle del Sarca, e collegata a sua volta all’altra più grossa brigata di riserva Kaim, accantonata, come dicemmo, nei dintorni di Bad Comano, colle spalle ai forti di Buco di Vela e di Doblino, e che veniva a costituire una specie di terza linea o riserva generale in grado di proteggere o rinforzare al bisogno tutte le altre.[328]

Per alcuni giorni i due campi stettero guardandosi senza dare un passo innanzi nè l’uno, nè l’altro. Evidentemente nessuno dei due Generali aveva formato il proprio definitivo disegno, e intanto andavano tasteggiandosi con scorrerie e ricognizioni; l’austriaco per iscoprire da qual parte gli potesse venire l’assalto principale; l’italiano per istudiare in qual punto gli convenisse meglio tentarlo.

Il 7 luglio però avendo il 3º reggimento respinto una ricognizione della mezza brigata Thour che s’era inoltrata a Lodrone, e tre giorni dopo, sotto gli occhi stessi di Garibaldi, ributtato ancora più brillantemente un secondo assalto della stessa brigata inseguendo i fuggenti fino al di là di Darzo; il generale Kuhn ordinò alla brigata Höffern di abbandonare interamente la destra del Chiese e di concentrarsi tra Lardaro e Tione, perno della difesa nelle Giudicarie. In conseguenza di ciò Garibaldi non ebbe più ad esitare: e spinti da un lato i suoi posti avanzati fin presso Condino; dall’altro fatto occupare l’ingresso del vallone d’Ampola, andò a piantare il 13 sera il suo Quartier generale a Storo al bivio delle due vallate principali per cui doveva operare. E con questa mossa la campagna del Tirolo entrò nella sua fase più operosa e decisiva.

Ma nemmeno il generale Kuhn era uomo da restare lungamente inerte; e però appena vide il rapido, troppo rapido forse, avanzare della brigata Nicotera sulla strada delle Giudicarie, divisò di andarle incontro a sua volta e con un energico attacco darle una buona scrollata e costringerla ad arrestarsi. E ad incuorarlo nell’impresa, oltre la massima troppo da lui predicata ne’ suoi libri per non essere confermata coll’esempio, che la migliore delle difese sta in un energica offesa, cospiravano in quel caso le sviste tattiche dei suoi avversari. Infatti mentre il colonnello Nicotera commetteva lo sbaglio di allungar troppo la propria linea in fondo alla valle senza occupare di pari passo le alture che la fiancheggiano, l’ufficiale incaricato di custodire gli sbocchi di Val d’Ampola[329] aveva dimenticato nientemeno, non ostante le istruzioni precise di Garibaldi, di assicurarsi il possesso di Monte Giovo e Rocca Pagana, il nucleo più eccelso dei passi che da Ampola per Val di Buono menano nella valle del Chiese dominante insieme le strade di Condino, di Storo e di Ampola, e fino a quel giorno la chiave delle posizioni occupate dall’esercito garibaldino in Tirolo.

XVII.

Nella sera del 14 pertanto il generale Kuhn aveva già riunito nelle alte Giudicarie tra Roncone e Lardaro il grosso delle sue forze, e dato verbalmente a’ suoi luogotenenti le istruzioni per la battaglia dell’indomani. Il colonnello Montluisant, composta una colonna di dieci compagnie, doveva attaccare il centro garibaldino di fronte per la strada principale Lardaro-Condino ed ai fianchi per Val di Buono e Cologna sulla sinistra, e Prezzo e Castelert sulla destra del Chiese. Il colonnello Höffern, forte esso pure di dieci compagnie e una batteria, marciando obliquamente da Daone verso Narone-Clef doveva assalire l’estrema sinistra italiana scaglionata da Brione ai varchi del Brufione. Il maggiore Grünne (subentrato al colonnello Thour nella valle di Ledro) preso seco sei compagnie della sua brigata, lasciato il rimanente a rinfranco del forte d’Ampola e a guardia della Valle di Conzei, doveva afferrare i passi di Monte Giovo e di là tra Condino e Storo compiere l’avviluppamento della destra garibaldina. Infine la brigata di riserva Kaim, chiamata essa pure fino dal 14 a Stenico, doveva scendere colla sua avanguardia verso Prezzo e Cotogna e appoggiare, occorrendo, l’azione generale.[330]

E, lo vede ognuno, non si trattava, come fu detto, di una semplice ricognizione; si trattava d’un attacco in piena regola, eseguito con tutto il nerbo delle forze di cui gli imperiali potevano disporre nel Trentino meridionale; e che riuscendo a seconda poteva avere per effetto di ricacciare Garibaldi fuori delle Giudicarie e strappargli di mano il prezzo di dodici giorni di fatiche e di lotte.[331]