Ma noi che non assistiamo ai balli di corte, noi che non offriamo al guardo d'un re poc'anzi repubblicano i nostri abiti rozzi ma immacolati, noi che non curviamo il ginocchio davanti ai cosacchi, né abbiamo tradita la causa dei popoli, noi che abbiamo le mani pure d'ogni benché menoma frazione dei 25 milioni prodigati in quest'anno dai traditori ai venali: ah! noi siamo colpevoli. — Condannateci, condannateci se siete servili al potere. Condannateci, ma non isperate cangiarci. Bensí cercate un popolo diverso da quello del 1830, per chiedere la ricompensa dovuta a tali atti. Perocché il popolo, che punisce collo spregio, rimunera colla stima, — e non è alla pubblica estimazione che aspirano gli autori di siffatte condanne[82].

[pg!117]

[1831.]

Crescit in adversis virtus.

Ed era pur l'anno che al suo cominciar prometteva la per secoli invocata rigenerazione de' popoli! Ed era pur l'anno in cui l'ora al dispotismo fatale dovea scoccare! Perché trascorse fecondo in avvenimenti, ma non rispose ai voti ardenti della razza umana? Come andò egli a confondersi nel prodigioso numero di quelli che l'uomo ci mostrano nell'obbrobriosa schiavitú ancora sepolto? Corse egli intero sottraendosi alla legge possente del progresso? Fu irreparabilmente esso perduto per la santa causa della Libertà?

Riposi qualche istante il desiderio inquieto di leggere nell'incerto avvenire e volgiamoci ad esaminare impassibili se il 1831 respinse o sospese il movimento progressivo politico, o se benché lentamente, lo secondava.

Riscossa la Francia dal sovrastante pericolo di perdere ogni sua libertà avea fin dalla metà del precedente anno con uno slancio inaspettato, e tutto nuovo acquistato il diritto di mettersi alla testa delle nazioni d'Europa mature all'emancipazione, e guidarle ad ottenerla: la subita ed inattesa rivoluzione avea atterriti i despoti che vili [pg!118] per costume nell'avversità riconobbero Filippo da pochi illusi, o deboli eletto a re dei Francesi, e si piegarono per sottrarsi alla rovina che li minacciava a sancirne il principio di non intervento proclamato a favorire gli sforzi delle nazioni, che sorgessero ad imitarli. La grande scossa era data, l'assolutismo vacillava, e sarebbe caduto se incauti i Liberali di Francia che avean fatta la rivoluzione non chiamavano al reggimento delle cose loro quegli uomini i quali non si erano a dir vero mostrati nel pericolo, ma che per le loro professioni di fede, e per l'opposizione costante nella quale si eran mantenuti col governo di Carlo X, la pubblica confidenza avean sopr'essi raccolta: la tradirono questi come tradiron la loro coscienza, come cogli interessi della loro patria gli interessi sagrificarono degli altri popoli, i quali non dissimulando la loro simpatia per la nazione che superiore all'altre in civilizzazione rinunziava generosa all'antico desiderio di dominazione, si mostravan disposti ad esserle compagni all'impresa magnanima di condurre a Libertà l'Europa intera. Primi infatti si mossero alcuni stati di Germania: chiedevano i Sassoni al loro re una costituzione piú larga; al loro duca la chiedevano i Brunsvikesi: oppresso dal dominio tirannico della casa d'Orange, e depauperato dall'Olanda insorgeva il Belgio a volere l'indipendenza ed un governo a sua voglia. Piú forte e piú decisa dichiarava la Polonia sfidando le barbare orde del nordico tiranno voler essere ormai terra libera o cambiarsi in vasto sepolcro. S'impegna quindi la [pg!119] lotta ineguale, ed infiammati di patrio amore, sostenuti dalla speranza di giugnere alfine la Libertà e l'indipendenza bramata, oppongono i valorosi Polacchi non contando i nemici lunga e ostinata difesa. Sventurati! i prodigj di valore inauditi, i sagrifizj senza esempio a salvarli non valsero: furono rovesciati dal torrente de' Vandali ch'essi con una mano armata tentavan respingere mentre chiedevan coll'altra il promesso soccorso alla Francia, la quale, dimentica delle perdite e del sangue che all'antica alleata costava la sua fedeltà, di cantici e lodi sol la sovvenne.

Creduto opportuno l'istante si sollevò quindi una, parte d'Italia a procacciarsi Indipendenza e Libertà, tanto piú da lunghi anni desiderate quanto piú grave era il giogo sotto cui gemeva, quanto piú triste ne era la condizione. Modena diede prima l'esempio; era il colpo fallito per la vigilanza del sospettoso tiranno se Bologna commossa non ne secondava la rivoluzione facendo la propria: la Romagna e le Marche non indugiarono e si sottrassero al governo sacerdotale. I Parmigiani venian appresso e respingevan da loro una principessa che nulla avea di comune col grand'uomo cui era stata compagna se non un fasto che impoveriva i sudditi, che alla di lei condizione mal conveniva.

Vedevano intanto i Toscani con interesse procedere a quel modo le cose in Italia disposti a seguirne in appresso la sorte, ma non anco maturi alla grand'opra attendean circostanza opportuna a sollevarsi contro un governo che di liberale non [pg!120] avea che l'apparenze, che simulando tolleranza, era come gli altri della Penisola tutto arbitrario e dispotico.

Guardati da vigilanti e numerose truppe straniere Lombardi e Veneti si volgean con fiducia al Piemonte lusingati che spingerebbe le temute legioni a secondare gli sforzi d'Italia: ma i Piemontesi non ancora volean dichiararsi, fidando nel principe che tra non molto dovea succedere al re Carlo Felice, di cui la cagionevol salute, e l'avanzata età facean presagire prossima la fine. Ahi quanto male giudicavan l'inetto! Chi tradiva, una volta la santissima causa non poteva sentire né amore di libertà né ambizione, di aggiungere al suo nome quello di liberatore d'Italia: codardo nel cuore, e colla febbre di regnare si collegò coi nemici della sua patria, ma coi rimorsi nell'anima, ma col tormentoso presentimento che colla maledizione degli amici sagrificati un giorno da lui, la pena nol giunga che al traditore è dovuta. Titubando nell'incertezza aspettavan dal tempo consiglio i Napoletani preparati a far causa comune coi loro fratelli se ne venia loro il destro, e se propizie le circostanze si mostrassero; a decidersi prontamente li tratteneva però la speme riposta nel giovine re da poco tempo salito sul trono che l'avo e il padre spergiuri avean veduto vacillare, e che crollerà sotto lui, poiché la lezione non lo fece piú saggio.