Se con fermezza si mantenea la Francia nell'onorifico posto che avea scelto, il tempo felice era giunto, ed essa dettava la pagina piú bella nella [pg!121] sua Istoria: nol volle; rinegò o tradusse a suo modo gli emessi principj: quindi gli inciampi che il concepito movimento rallentarono: non s'arrestava però, e ne uscivano generali vantaggi. Strapparono ai loro principi concessioni non lievi alcuni stati germanici: se non ottenne la Belgica un governo repubblicano, o l'aggregazione alla Francia l'una dopo l'altro richiesti, fu dell'indipendenza assicurata. Fu la misera Polonia schiacciata, ma tutti i popoli d'Europa fecero eco al gemito che cacciava spirando; ma benché dall'Austria infida forzati a rimanere in uno stato di quasi barbarie mandavano gli Ungheri da ogni circolo, da ogni casolare indirizza a Vienna, perché fosse un termine alla strage pei Polacchi superstiti nei quali raddoppiava l'odio pei loro carnefici. Non ritrasse la Francia tutti i beneficj dalla sua rivoluzione, ma escludendo nei Pari l'eredità diede il colpo mortale all'aristocrazia del sangue. Ma stanca, nell'impero, di una gloria inutile al vincitore, al vinto molesta; tormentata nella ristorazione dal bisogno di togliersi all'abbiezione in cui l'avean precipitata i Borboni che a mantenersi in trono avean venduta la patria: disingannata degli uomini che abbastanza manifestarono che la loro missione era di parole soltanto: vergognosa di esser guidata dal timido coniglio non dal gallo generoso corre veloce a cercare la sola felicità de' popoli nelle istituzioni veramente libere, nella Eguaglianza repubblicana. La scintilla elettrica della libertà passa in ogni cuore, investe ogni classe: e qual potenza potrà frenarne gran tempo lo scoppio?
[pg!122] Sull'oligarchía avean vittoria i liberali inglesi colla proposta del Bill di riforma, la quale, benché non per anco ammessa dal Parlamento, è aspettata e quotidianamente dal popolo richiesta.
Se d'armi non forniti, se dalla brevità del tempo sorpresi fidando anch'essi nella Francia non opponean gl'Italiani al Tedesco che una debole resistenza, si conobbero, si inteser tra loro, si chiamaron finalmente fratelli: alla non ben apprezzata patria gli affezionò l'emigrazione dacché viddero quanto amaro sia il tozzo ch'altri con disprezzo ti getta nella terra che t'accoglie profugo. Eccitò in essi l'emulazione il pugno di bravi che racchiusi nella casa del Menotti infelice si votarono alla patria, e animosi sostennero il ripetuto assalto del moderno Ezzelino. Ma li persuase che per tutta l'Italia è un desiderio solo, un bisogno, anche la pietà delle venete madri che ai teneri figli mostrando come liberatori della patria que' prodi che l'Austria contro ogni diritto in un mare non suo avea predati, nei giovanili petti sensi italiani infondevano.
Amare perdite al certo furono ai liberali e l'italiano Menotti col compagno Borelli dal supplizio dell'assassino e del parricida rapiti per sentenza del mostro che avea piú volte promesso salvarli! e l'instancabil Torijos che dall'insidie dei satelliti del tiranno spagnuolo sul patrio suolo attirato soffriva cogli intrepidi suoi seguaci il martirio della libertà: e il siciliano de Marchi che fu cogli undici amici sagrificato perché tentò sottrarre la patria dall'abborrito servaggio. Ma ogni [pg!123] stilla del loro sangue innocente è seme d'infamia ai despoti e a note incancellabili ha scritto pei popoli — leggi e libertà. Per tutta Europa ora celato ora palese serpeggia l'incendio; se tenta il despotismo estinguerlo dove si mostra, piú grande si sprigiona e in altra parte si fa strada; una segreta forza, una specie di moral magnetismo i popoli attrae alla benefica libertà. La spinta è comunicata; non è a sperare riposo finché non sia ogni privilegio distrutto; tenti ostinato l'assolutismo a sua posta di arrestare il progresso, non farà che affrettarlo; vegga egli nelle ripetute sommosse di Parigi e delle provincie di Francia l'opera di bonapartisti, o de' settatori d'Enrico, o che piú gli giova: ma chi non prevenuto le osserva attentamente e le segue è a ragione convinto che son assalti vigorosi all'unica aristocrazia che ora in Francia rimanga; l'influenza delle ricchezze. Tutte sono proteste de' popoli contro la tirannide, tutte imperiose domande a riavere i loro diritti: condotti dalla luce che il secolo andato spandea, convinti che la forza per essi solo è costituita, procedono risoluti sul terreno che l'assolutismo cede ogni giorno.
Non è l'ora lontana in cui dopo essersi in altrettante nazioni libere divisa, sarà l'umana razza condotta dalla legge d'amore, ad unirsi in una sola famiglia. Abbiano intanto anch'essi una volta gl'Italiani una patria. Sia tutta unita l'Italia, e allo straniero non serva. Non dubbio, ma certo ma universale è già fatto quel voto: se uniti, siamo all'opra bastanti, non inutil ricordo ci lasciava [pg!124] il Menotti morendo, di non calcolare sugli ajuti stranieri, di non aver fede che in noi. Non piú indugi, non piú transazioni; dove voglia una rivoluzione aver base, là deve esser guerra e mortale. L'ultime prove ci hanno ammaestrati solennemente: badiamo a non confondere la moderazione coll'inerzia: il nemico è dovunque si nuoce alla patria, dovunque si tradisce il voto del secolo. Chi è reo d'infamia a di codardia abbia col nemico comunione di sorte: giaccia inonorato senz'onore di tomba: il sepolcro patrio sia per coloro che piansero sulla Italia, sorsero a darle vita e morirono. Racconti la pietra ai nepoti il premio che la tirannide concedeva a chi non respirava che nelle patrie virtú. La esperienza c'insegni, — che l'affetto di libertà non riesce a buon porto se non assume i caratteri di religione: c'insegni che dalle fondamenta alla cima tutto nuovo deve essere l'edifizio che innalzeremo: c'insegni a spegnere ogni spirito municipale, e che nella concordia sola è riposta la forza: nel fermo volere e nella fiducia del sacrificio il successo: nel salire all'altezza de' moderni principii il tipo italiano del secolo XIX. — Questo c'insegni l'anno trascorso; e chi potrà dirlo perduto?
Mon.
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[RIVOLUZIONE DI PARIGI]
(LUGLIO 1830).
I Parigini, sempre inquieti pel sistema retrogrado che il re Carlo X voleva far prevalere in Francia, attendevano che una qualche favorevole circostanza presentasse loro il mezzo di smettere il giogo dal quale erano oppressi. Gli editti reali del 25 luglio infransero le barriere ed il fantasma del diritto divino fu dissipato dal coraggio del popolo di Parigi. La monarchia, imposta dal dispotismo d'un milione di baionette, fu rovesciata da 50,000 coraggiosi che seppero anteporre l'acquisto della libertà allo spargimento del loro sangue. Il popolo parigino, nelle tre memorabili giornate di luglio, vendicò i suoi diritti, maltrattati dalla forza, e dal dispotismo degli alleati. Questo popolo portò al supremo comando l'uomo puro, l'uomo integerrimo, l'uomo della libertà, Lafayette: il trionfo del popolo, la sera del 29 luglio sembrava assicurato.