[36] Traduco con vero dolore. Non sembra ch'io scrivessi allora per l'Italia d'oggi?—(1862).

[37] Debbo all'amico ragione d'una frase, che apparve dubbia, inserita nel terzo volume di questi Scritti, a pag. 322, dove, parlando delle cagioni che impedirono si tentasse moto in Genova, accenno al timore generoso di quei che dirigevano l'Associazione, ch'altri attribuisse il segnale dell'azione a un desiderio di tentare la propria salute—e nominai Jacopo e Giovanni Ruffini. Il Comitato Genovese era allora composto d'essi due e di Federico Campanella; e la decisione di non agire fu presa in comune. Nominai i due, perchè, scrivendo su' ricordi della mia memoria soltanto intesi rispondere a incerte accuse che serpeggiarono per breve tempo intorno ad essi. Ma a nessuno che conosca Campanella, o la stima profonda ch'io ho per lui, può cadere in mente, ch'io, tacendone il nome, mirassi a far cadere su lui sospetto d'indole meno generosa e pronta al sagrificio di sè. Campanella diede in quei giorni terribili prova d'animo più che fermo; rimase ultimo fra i più pericolanti dei nostri in Genova e non ne partì che dopo i supplizi e disperata ogni cosa, il 23 giugno del 1833.

[38] Vedi il fascicolo dell'ottobre 1836.

[39] Vedi vol. V dell'Opere complete, pag. 55.

[40] Come documento dei tempi, la collezione della Jeune Suisse potrebbe giovare a chi tesserà la storia degli ultimi tempi; ma credo quasi impossibile rinvenirla. La mia manca di venti e più numeri.

[41] Quel documento è citato in extenso nell'ultimo volume della Storia di dieci anni di Luigi Blanc, c. IV.

[42]

. . . . . . . da martiro
E da esilio venne a questa pace.

Paradiso X.

[43] V. La Commedia di Dante Allighieri illustrata da Ugo Foscolo, Londra, P. Rolandi, 1842, quattro volumi.