[44] A Tommaso Duncombe, che aveva con rara energia sostenuto in parlamento le parti mie, una riunione d'Italiani risiedenti in Londra votò il dono di due medaglie coniate allora in Londra e in Parigi a spese d'esuli in onore dei nostri martiri. La medaglia coniata in Parigi ha da un lato l'Italia coronata di spine in atto di accendere una fiaccola alla fiamma uscente dalle ceneri dei martiri di Cosenza racchiuse in un'urna. Sull'urna è scritto: nostris ex ossibus ultor; e sulla base: fucilati in Cosenza il 25 luglio 1844 sotto Ferdinando re. Dietro la tomba è un cipresso; intorno alla medaglia stanno i nomi delle vittime; appiedi: a memoria ed esempio. Dall'altro lato, nel centro d'un serto di palma e alloro stanno le parole: Ora e sempre: poi quelle proferite dai Bandiera: è fede nostra giovare l'italica libertà morti meglio che vivi. Il concetto appartenne a Pietro Giannone.—La medaglia coniata in Londra, sul disegno di Scipione Pistrucci, ha da un lato i nomi di quei fra i membri dell'Associazione che avevano fino a quel giorno patito il martirio; e dall'altro un serto di quercia, palma, ellera e cipresso, e nel centro la leggenda: Ora e sempre: la Giovine Italia ai suoi martiri.
La dedica a Duncombe diceva: A. T. S. Duncombe, membro di parlamento, perchè onorò di generose parole nell'aula la memoria dei loro fratelli caduti per la fede italiana in Cosenza nel 1844; perchè sostenne virilmente i diritti degli esuli codardamente e con tristissimo intento violati nella loro corrispondenza privata dal governo inglese; perchè respinse la calunnia avventata, a palliare l'ospitalità tradita, a un loro concittadino—molti italiani raccolti a convegno hanno votato questo lieve ma carissimo pegno di riconoscenza e di plauso, 23 maggio 1845.
Tra i membri della deputazione che presentò le medaglie era, ricordo, il Gallenga.
[45] Naturalmente, nè io potea ideare nè essi sospettavano allora la possibilità dell'ipotesi verificatasi nel 1859, d'una guerra straniera contro l'Austria capitanata da un principe alleato al Piemonte costituzionale.
[46] Fu inserita nella Pallade, giornale di Roma.
[47] Vedi la lettera di Gioberti al Muzzarelli, presidente del ministero romano, in data del 28 gennajo: in essa ei proponeva la restaurazione politica del papa e, a proteggerla, l'intervento d'un presidio piemontese in Roma. In Toscana si tentavano le stesse pratiche: e a vendicarsi del rifiuto, il Piemonte osteggiava apertamente quella provincia italiana; provocava i soldati toscani posti sulla frontiera alla diserzione e li mandava in Alessandria; ordinava a Lamarmora l'occupazione di Pontremoli e Fivizzano, ecc.
[48] Nella Divisione lombarda serpeggiava, dopo la rotta di Novara, la idea d'avviarsi a Genova e fortificarne l'insurrezione. Intanto noi mandavamo proposte e mezzi per Roma. Il governo, impaurito, aderì, chiedendo promessa che la Divisione non s'immischiasse nelle cose genovesi, e la diresse per la via di Bobbio su Chiavari. Se non che Fanti, inteso col governo, condusse la marcia per sentieri alpestri fino a un punto dove il passo riusciva difficilissimo alla cavalleria, impossibile alle artiglierie. La Divisione giunse nondimeno lentamente e smembrata in Chiavari, ma il governo, sottomessa Genova e libero d'ogni paura, violò la propria promessa e non concesse l'imbarco. I soli bersaglieri comandati da Manara riuscirono e sul finire d'aprile giunsero in Roma.
[49] Questi e molti altri fatti di quel tempo furono raccolti in un volumetto intitolato: Raccolta di Atti e Documenti della Democrazia Italiana, e stampato alla macchia nel 1852. Fu lavoro di Piero Cironi, italiano di Toscana, uomo più che onesto, virtuoso, di severa fede repubblicana, di vigoroso e modesto intelletto, lavoratore instancabile in ogni fortuna e per tutte vie, coll'azione e colla penna, a pro' della Patria. Io l'ebbi amico degno, leale e costante sino alla morte. Parmi che quel lavoro potrebbe utilmente ristamparsi, e che il miglior modo di onorare la memoria dei buoni caduti sia quello di raccoglierne i dettati e farne senno.
[50] 7 dicembre. Enrico Tazzoli, sacerdote, Angelo Scarsellini, Bernardo de Carral, Giovanni Zambelli, Carlo Poma, mantovani il primo e l'ultimo, veneziani gli altri.
[51] Scrivo sul finire del luglio 1866, mentre si sta dalla monarchia italiana maneggiando, auspice Luigi Napoleone, una pace che abbandonerebbe, dopo di aver fatto balenare ad essi innanzi la libertà, il Trentino, i passi dell'Alto Friuli e l'Istria: le chiavi d'Italia.