[52] L'ordinatore militare del moto, cercato per ogni dove, riescì a sottrarsi. Ei vive tuttora in Assisi. E m'è caro ricordarne agli Italiani, in questa pagina, il nome, E. Brizi, nome d'un modesto, operoso, intrepido soldato della Democrazia Nazionale.

Perirono per mano del carnefice, condannati da una Commissione militare, poco dopo il tentativo:

Scannini Alessandro;
Taddei Siro;
Bigatti Eligio;
Faccioli Cesare;
Canevari Pietro;
Piazza Luigi;
Piazza Camillo;
Silva Alessandro;
Broggini Bonaventura;
Cavallotti Antonio;
Diotti Benedetto;
Monti Giuseppe;
Saporiti Gerolamo;
Galimberti Angelo;
Bissi Angelo;
Colla Pietro.

Perirono intrepidi: degni seguaci di quell'Antonio Sciesa, popolano egli pure, che tratto a morte dagli austriaci il 2 agosto 1851 per affissione di scritti rivoluzionarî, avea risposto a chi gli offriva, a due passi dal luogo del supplizio, la vita, purchè rivelasse: tiremm'innanz. Quelle parole dovrebbero essere adottate, come formola della loro vita collettiva, dalle Associazioni operaje d'Italia.

[53] Ne citerò una fra cento.

Prima assai d'ogni ricominciato lavoro in Milano, e quando Luigi Kossuth si preparava a un viaggio, che poteva prolungarsi indefinitamente, negli Stati Uniti, avevamo statuito ch'egli mi lascerebbe un proclama firmato da lui ai soldati ungheresi in Italia, per eccitarli a seguire qualunque moto nazionale avesse luogo tra noi, e ch'io porrei in mano sua, collo stesso intento, un mio proclama agli Italiani che militerebbero, al tempo d'un moto, in Ungheria. E così facemmo. Potevamo, in circostanze decisive e imprevedibili anzi tratto, trovarci lontani; e rimanemmo quindi arbitri l'uno e l'altro d'usar del proclama e d'apporvi data a seconda del nostro giudizio. Io mi giovai del diritto datomi, e ordinai che sul cominciare del moto s'affliggesse, insieme a un mio, il proclama di Kossuth. Il primo cenno dell'insurrezione scoppiata giunse in Londra senza altri particolari e Kossuth, che v'era tornato, s'infervorò di tanto che recatosi all'amico mio, James Stansfeld, lo richiese d'ajuto pecuniario per raggiungermi, e l'ebbe. Ma quando il dì dopo recò la nuova della disfatta, Kossuth, tenero più assai della propria fama che non del vero e dell'amicizia che tra noi correva, s'affrettò a dichiarare sui giornali inglesi, che il proclama agli ungheresi era pura e pretta invenzione mia. Avvertito da' miei amici, mandai al Daily News due linee che dicevano semplicemente, come l'originale del proclama fosse rimasto in mia mano, visibile a ogni uomo che desiderasse di sincerarsi. E bastò agli inglesi; ma la stampa governativa italiana continuò per lunga pezza a invocare il nome di Kossuth per dichiararmi falsario.

Quando io mi ridussi in Londra, non cercai di Kossuth, ma egli venne a vedermi, m'abbracciò con sembiante d'uomo profondamente commosso e non fiatò del proclama. La lega, s'anche mal ferma, tra lui e me poteva giovare alla causa nostra. Mi strinsi nelle spalle e mi tacqui.

[54] Non rimane più dal 1859 in poi.—1866

[55] Dell'Initiative Révolutionnaire en Europe—Foi et Avenir, etc.

[56] E quel più vasto terreno è indicato nella formola Dio e il Popolo—intorno al valore della quale parmi possa giovare ch'io qui inserisca un frammento di lettera mia ad un amico, che l'Italia e il Popolo inseriva sui primi dì di febbrajo: