Gli esuli di tutte le Nazioni erano allora accantonati con un misero sussidio nei dipartimenti e sottomessi, in virtù di quel sussidio, a leggi speciali che ricordavano i sospetti dell'antica rivoluzione e somigliavano a quelle che poi costituirono la classe degli attendibili nel Mezzogiorno d'Italia. Io non riceveva sussidio governativo e mandai quindi alla Tribune, giornale repubblicano d'allora, la protesta seguente:

«Quando vige un sistema fondato sulle eccezioni, quando diritti di domicilio e di libertà individuale sono manomessi da una legge ingiusta anche più ingiustamente applicata, quando accusa, giudizio e condanna emanano da uno stesso potere, o senza possibilità di difesa, quando lo sguardo cacciato intorno non s'abbatte che in esempî di tirannide e di sommessione, è debito d'ogni uomo ch'abbia senso di dignità di protestare altamente.

«E scopo della protesta non è un tentativo di difesa inutile e impotente, nè un desiderio di movere a simpatia quei che soffrono essi pure gli stessi mali, ma il bisogno d'infamare davanti agli uomini il Potere che abusa della propria forza, di rivelare al paese, nel quale l'ingiustizia è commessa, le turpitudini di chi governa, d'aggiungere un documento a quelli sui quali un popolo presto o tardi condanna quei che lo tradiscono e lo disonorano.

«Per queste ragioni io protesto.

«I Giornali parlarono dell'Ordine che m'è dato dal Ministero Francese e dei motivi sui quali è fondato.

«Io sono accusato di cospirare per l'emancipazione del mio paese, cercando di suscitarvi gli animi con lettere e stampati segretamente introdotti: sono accusato di mantenere corrispondenza con un Comitato repubblicano in Parigi, e d'avere avuto, io Italiano privo di relazioni e di mezzi e risiedente in Marsiglia, contatto pericoloso allo stato coi combattenti del chiostro di S. Mery.

«Non respingerò io di certo la responsabilità della prima accusa. Se cercare di diffondere utili verità, per via di stampa, nella propria patria ha nome di cospirazione, io cospiro. Se l'esortare i propri concittadini a non addormentarsi nella servitù, a durare combattendola, a vegliare e afferrare, appena s'affacci, il momento propizio per conquistarsi nome di patria e Governo Nazionale, è cospirazione, io cospiro. Ogni uomo ha debito di cospirare per l'onore e la salute de' suoi fratelli. E nessun Governo che s'intitoli libero ha diritto di trattare come colpevole l'uomo che compie quel sacro dovere. Soli gli uomini dello stato d'assedio possono rinnegare principî siffatti[13].

«Ma della seconda accusa ove stanno le prove?

«I dispacci ministeriali citano alcuni estratti di lettere che s'affermano scritti da me agli amici dell'interno, e, a quanto dicesi, sequestrate.

«Quelle lettere contengono, a detta del ministero, rivelazioni sulle giornate del 5 e del 6 di giugno. Esse dichiarano che i fatti di quei due giorni non hanno danneggiato in modo alcuno la parte repubblicana di Francia; che il tentativo fallì unicamente perchè i patrioti dei Dipartimenti, che dovevano trovarsi in Parigi, mancarono alla promessa; che nondimeno si sta maturando un altro non remoto disegno d'insurrezione; che il trono di Luigi Filippo è minato per ogni dove; e finalmente che il Comitato repubblicano di Parigi sta per mandare cinque o sei emissari in Italia per coordinarvi i lavori degli uomini della libertà.