In ogni modo, la questione delle Nazionalità era per me la questione che avrebbe dato il suo nome al Secolo. L'Italia, com'io l'intravvedeva e amava, poteva esserne iniziatrice, e lo sarà, se liberandosi dalla turba codarda e immorale ch'oggi la domina, intenderà un giorno il proprio dovere e la propria potenza.

Pensai che il lavoro doveva stendersi tra i popoli che non erano ancora e tendevano ad esser Nazioni. La Francia era Nazione: avea conquistata prima d'ogni altro popolo la propria Unità: e i problemi che s'agitavano in essa erano d'altra natura.

Sono in Europa tre famiglie di popoli, l'Elléno-Latina, la Germanica, la Slava. L'Italia, la Germania, la Polonia le rappresentavano. La Grecia, santa di ricordi e speranze, e chiamata a grandi fati nell'Oriente Europeo, è or troppo piccola per essere iniziatrice. La Russia dormiva allora un sonno di morte: mancava d'un centro visibile in cui la vita potesse assumere potenza praticamente direttiva, nè a me pareva ch'essa potesse sorgere così presto a coscienza di sè[35]. Il nostro patto d'alleanza doveva dunque stringersi dapprima fra i tre popoli iniziatori. La Grecia, la Svizzera, la Romania, i paesi Slavi del Mezzogiorno Europeo, la Spagna si sarebbero a poco a poco raggruppati ciascuno intorno al popolo più affine ad essi fra i tre.

Da questi pensieri nacque l'Associazione che chiamammo Giovine Europa.

Ma intanto, la persecuzione infieriva. Moltissimi fra i nostri erano condotti, a guisa di malfattori, alla frontiera, e spinti in Inghilterra o in America: altri si disperdevano collocandosi ad uno ad uno, sotto nomi mentiti, qua e là ne' paesetti dei Cantoni di Vaud, Zurigo, Berna, Basilea, Campagna. Cercati più ch'altri, riescimmo, noi Italiani a sottrarci. Lasciai, insieme ai due Ruffini e a Melegari, Ginevra. Rimanemmo celati per un po' di tempo in Losanna; poi prendemmo, tollerati, soggiorno in Berna.

«Non erano»—io diceva in alcune pagine pubblicate in Losanna col titolo Sono partiti! parlando della persecuzione ai proscritti—«non erano che duecento; e nondimeno, al solo vederli, la vecchia Europa aveva, côlta d'odio e terrore, indossato l'antica armatura di note e protocolli per dar loro battaglia mortale e avea posto in moto contr'essi tutta quanta la turba de' suoi diplomatici, birri, sgherri d'aristocrazia, prefetti, uomini d'armi e spie sotto ogni guisa di travestimento. Da un punto all'altro d'Europa, tutta quella ciurma bifronte, diseredata di cose, che Dio tollera quaggiù come prova ai buoni, s'era raccolta alle porte delle ambasciate a riceverne gli ordini, poi s'era diffusa per ogni angolo della Svizzera, denunziando, calunniando, frugando. Era cominciata la caccia ai proscritti.

«Per quattro mesi, le note piovvero, come grandine, come locuste, come mosche sopra un cadavere, sulla povera Svizzera. Vennero da Napoli, dalla Russia, dai quattro punti cardinali; e intimavano tutte, con linguaggio più o meno acerbo d'ira e minaccia: scacciate i proscritti.

«Pur fingevano talora di disprezzarli. Erano, scrivevano i loro giornali, giovanetti inesperti, esciti di fresco dalla scuola, cospiratori in aborto. S'erano inebbriati di sogni e cercavano l'impossibile. Era giusto s'educassero, espiando le stolte illusioni; ma in verità non erano da temersi.

«Sì; erano, i più, giovanetti, benchè solcata prematuramente la candida aperta fronte dall'orme di mesti e solenni pensieri; benchè deserti d'ogni carezza di madre, d'ogni gioja d'affetti domestici: fanciulli d'un nuovo mondo, figli d'una nuova fede; e l'Angelo dell'esilio mormorava ad essi, sui primi passi del loro pellegrinaggio, non so quale dolce e santa parola d'amore, di fratellanza universale, di religione dell'anima, che li aveva inalzati al di sopra degli uomini del loro secolo, perchè li aveva trovati puri d'egoismo come la gioventù, presti al sacrificio come l'entusiasmo. Al tocco dell'ala dell'Angelo, il loro occhio aveva intravveduto cose ignote alla tarda età; un nuovo verbo fremente sotto le rovine della vecchia feudale Europa; un nuovo mondo ansioso di vederlo emergere dalle rovine alla luce della vittoria; e nazioni ringiovanite; e razze, per lungo tempo divise, moventi, come sorelle, alla danza, nella gioja della fiducia; e le bianche ali degli angeli della libertà, dell'eguaglianza, dell'Umanità ad agitarsi sulle loro teste. E innamorati dello spettacolo, avevano richiesto il loro Angelo che mai dovessero fare; e l'Angelo avea risposto: seguitemi; io vi guiderò attraverso i popoli addormentati e voi predicherete coll'esempio la mia parola e conforterete a levarsi quanti giacciono e gemono. Nessuno conforterà voi; e sarete respinti dall'indifferenza e perseguitati dalla calunnia: ma io vi serberò una ricompensa al di là del sepolcro. Ed essi s'erano posti in viaggio tra i popoli e predicavano per ogni dove la santa parola; e ovunque un fremito di popolo oppresso e prode giungeva al loro orecchio, accorrevano, ovunque udivano un lamento di popolo oppresso e avvilito, s'affrettavano e dicevano a quel popolo: levati, e impara la forza ch'è in te. E spesso, com'era stato loro predetto, incontravano sulla via la calunnia e l'ingratitudine: ma un'orma del loro pellegrinaggio rimaneva pur sempre e i popoli stessi che li avevano respinti sentivano con maraviglia non so quale mutamento in sè stessi che li migliorava.

«E queste cose erano state intravvedute anche dai re, perchè anche lo Spirito del Male intravvede il futuro; soltanto è condannato a combatterlo. Tutti gli oppressori odiavano i proscritti perchè li temevano. L'Italia si cingeva di patiboli per respingerli dalla frontiera; la Germania guardava con terrore a vedere se taluno di quei giovani erranti non si celasse nel folto della Foresta Nera; la Francia, la Francia, dei dottrinari e degli elettori privilegiati, consentiva loro la via attraverso le proprie terre, ma faceva di quella via un ponte dei sospiri pel quale andavano a morire di stenti e miseria in altre terre lontane e diffalcava dai soccorsi di via ch'essa loro accordava il soldo dei gendarmi che li trascinavano alla coda dei loro cavalli, e il valore della catena ch'essa poneva talora al collo di quei nobili perseguitati.