«E ora, essi sono partiti. Gli ultimi, giovani Tedeschi, colpevoli d'aver pubblicato alcune pagine energiche indirizzate ai loro compatrioti, furono, or son pochi giorni, consegnati dai gendarmi di Berna ai gendarmi Francesi a Béfort, per essere avviati a Calais. Sono partiti, salutando d'un lungo sguardo di dolore e rimprovero questa terra Elvetica che aveva dato ai proscritti d'Europa solenne promessa d'asilo e per paura la rompe, questi monti che Dio inalzava perchè fossero la casa della Libertà e che il materialismo dei diplomatici converte in uno sgabello della tirannide straniera, questi uomini che li avevano circondati d'affetto e di plausi nei giorni della speranza e ch'oggi ritirano la loro mano dalla mano dei vinti. Essi avevano inteso a combattere per la Libertà non solamente del loro paese, ma di tutti, per la Libertà come Dio la stampava nel core dei buoni, pei diritti di tutti, per la luce su tutti; e uomini che s'intitolano repubblicani li rinegano nella sventura e non una voce ha osato qui, tra l'Alpi, levarsi e rispondere agli scribacchiatori di Note: no; noi non violeremo la religione della sventura; non cacceremo questi esuli; e se mai vorrete strapparli da noi colla forza, Dio, le nostre Alpi e le nostre armi ci difenderanno da voi.

«E l'ardita parola avrebbe fatto retrocedere i persecutori. L'Europa diplomatica, turbata, sommossa per quattro mesi dai duecento giovani proscritti, non avrebbe osato affrontare il grido di resistenza d'un popolo che ricorda Sempach e Morgarten.

«Perchè—non lo dimenticate, uomini deboli ch'esciste dalla rivoluzione e la rinegate—non s'arretrarono essi, quei re stranieri ch'oggi minacciano perchè vi vedono tremanti, davanti alla guerra nel 1831? Non videro, impotenti ed immobili, l'elemento democratico, il principio popolare, a invadere ad una ad una le costituzioni dei vostri Cantoni? Allora, eravate fermi e guardavate con fiducia al popolo: allora i vostri contingenti federali s'incamminavano lietamente alla frontiera minacciata dall'Austria; e voci energiche gridavano ad essi: voi difenderete contro qualunque l'assalga la terra dei vostri padri. E s'arretrarono quei re terribili. Siate oggi quali foste allora: come allora s'arretreranno. Fra il primo colpo di cannone dei re e l'ultimo d'un popolo che combatte una guerra d'indipendenza, sanno essi quanti troni possano rovinare, quanti popoli insorgere? Voi tenete in mano le due estremità della leva rivoluzionaria, la Germania e l'Italia.

«

«Voi non avete saputo osare. Vi siete fatti stromento ignobile delle persecuzioni monarchiche. Avete violato i diritti della sventura. Avete scacciato quei che abbracciavano, invocando, i vostri focolari. Avete rinegato il vincolo più sacro che unisca l'uomo a Dio, la pietà.

«

«Quando i depositari del Dovere d'una Nazione si mostrano incapaci di serbare intatto quel sacro deposito, spetta, o giovani Svizzeri, alla Nazione levarsi, dapprima per avvertire i mandatari infedeli di mutar via, poi per rovesciarli nel fango e fare da sè[36].

«

«Sono partiti! Dio li scorga e versi la pace sull'anima loro nel lungo pellegrinaggio al quale li condanna inospitale l'Europa. Non disperate, giovani proscritti, dell'avvenire che portate nel core; inalzate il vostro pellegrinaggio all'altezza d'una missione religiosa; soffrite tranquilli. La nuova fede della quale voi siete apostoli ha bisogno, per trionfare, di martiri; e i patimenti nobilmente sopportati sono la più bella gemma della corona che l'angelo dei fati Europei posa sulla testa de' suoi combattenti. I giorni intravveduti da voi sorgeranno. È tal cosa in cielo che nè decreti di Consigli, nè Diete, nè ukasi di Czar valgono a cancellare, come le nuvole addensate dalla tempesta non possono cancellare il sole dalla vôlta azzurra: la Legge morale universale; il progresso di tutti per opera di tutti. Ed è tal cosa in terra che nessuna tirannide può soffocare lungamente: il popolo, la potenza e l'avvenire del popolo. I fati si compiranno. E un giorno, quando appunto s'illuderanno più fortemente a crederlo acciecato, incatenato, sepolto per sempre, il popolo alzerà gli occhi al cielo, e, Sansone dell'Umanità, con un solo sforzo di quella mano che stritola i troni, romperà ceppi, bende e barriere, e apparirà libero e padrone di sè.